A che punto il consumo di cannabis smette di essere occasionale e diventa problematico? Questa domanda, che è stata a lungo affrontata in modo vago, è oggetto di un tentativo di risposta quantificata in uno studio scientifico pubblicato nel gennaio 2026 sulla rivista Addiction.
Per la prima volta, i ricercatori propongono soglie di consumo settimanale di THC associate a un aumento del rischio di disturbo da uso di cannabis (CUD), tenendo conto dell’età e della quantità effettivamente consumata.
Disturbo da uso di cannabis, un problema di salute pubblica sottovalutato
La cannabis è attualmente la sostanza illecita più consumata in Europa. Secondo le stime, tra il 10 e il 22% delle persone che ne fanno uso svilupperanno un disturbo da uso di cannabis nel corso della loro vita.
La dipendenza da cannabis è caratterizzata da una perdita di controllo sul consumo, da una maggiore tolleranza, da un uso persistente nonostante le conseguenze negative e da difficoltà nell’adempimento degli obblighi professionali, scolastici o sociali.
Nonostante il suo impatto, questo disturbo rimane ampiamente sottodiagnosticato e sottotrattato, soprattutto nei Paesi in cui è illegale. La maggior parte delle persone colpite non cerca aiuto, preferendo l’autoregolazione o soluzioni informali. In questo contesto, l’assenza di chiari parametri di riferimento quantitativi sui livelli di consumo a rischio è un punto cieco per le politiche di riduzione del danno.
Perché la frequenza non è più sufficiente per valutare il rischio
Finora le raccomandazioni si sono basate principalmente sulla frequenza del consumo: uso occasionale, regolare o quotidiano. Ma questo approccio non riflette più la realtà delle pratiche attuali.
La potenza dei prodotti è aumentata notevolmente negli ultimi decenni, mentre le modalità di consumo si sono diversificate. Resine, fiori altamente concentrati, estratti, concentrati o miscele: due persone che consumano lo stesso numero di giorni alla settimana possono assorbire quantità di THC radicalmente diverse.
I ricercatori spiegano quindi che la quantità di THC ingerita, unita alla potenza del prodotto, gioca un ruolo decisivo nel rischio di sviluppare la CUD, indipendentemente dal mero numero di giorni di consumo.
Unità di THC, un nuovo strumento di misurazione
Per superare queste limitazioni, lo studio si basa su un concetto ormai utilizzato nella ricerca internazionale: l’unità standard di THC, definita come 5 milligrammi di delta-9-tetraidrocannabinolo. Questo approccio mira a offrire un equivalente delle unità di alcol, che da tempo strutturano le raccomandazioni di salute pubblica.
Il vantaggio di questo metodo è che consente un confronto tra diversi prodotti e modalità di consumo, concentrandosi sulla molecola psicoattiva in sé piuttosto che sulla forma in cui viene consumata.
I dati analizzati provengono dallo studio CannTeen, condotto a Londra per un periodo di dodici mesi. I ricercatori hanno seguito 150 partecipanti che avevano fatto uso di cannabis almeno una volta durante l’anno, divisi in due gruppi:
- di adolescenti di 16-17 anni,
- adulti di età compresa tra 26 e 29 anni
Il consumo è stato valutato ogni tre mesi utilizzando uno strumento dettagliato che teneva conto di quantità, frequenza, tipo di prodotto e potenza stimata. Alla fine dello studio, i partecipanti sono stati valutati secondo i criteri clinici del DSM-5 per determinare la presenza e l’eventuale gravità del consumo disordinato di cannabis.
Soglie d’uso associate al rischio di CUD
I risultati mostrano un’elevata capacità delle unità di THC di discriminare le persone con CUD da quelle senza. Sono state quindi identificate delle soglie settimanali.
Negli adulti, il rischio aumenta significativamente da :
- 8,26 unità di THC (40 mg) a settimana per la CUD da lieve a grave,
- 13,44 unità di THC (65 mg) a settimana per la CUD da moderata a grave.
Negli adolescenti, le soglie sono più basse:
- 6,04 unità (30 mg) a settimana per qualsiasi livello di CUD,
- 6,45 unità (32 mg) a settimana per le forme da moderate a gravi.
Queste cifre riflettono una maggiore vulnerabilità degli adolescenti: la transizione da un uso problematico lieve a un disturbo più grave sembra avvenire a livelli di consumo molto simili.
Adolescenti e adulti di fronte al THC: rischi diversi
Uno dei maggiori contributi dello studio risiede nella distinzione tra gruppi di età. Negli adulti si osserva una relazione dose-risposta relativamente progressiva: con l’aumentare della quantità di THC, aumentano anche il rischio e la gravità delle CUD.
Negli adolescenti, invece, il margine di sicurezza sembra essere estremamente ridotto. Le soglie per un disturbo lieve e uno più grave sono quasi identiche, suggerendo che un aumento moderato del consumo può essere rapidamente accompagnato da conseguenze cliniche significative.
Questi risultati rafforzano l’idea che il cervello in via di sviluppo sia particolarmente sensibile agli effetti del THC, un punto già ampiamente documentato nella letteratura scientifica.
Uno strumento di prevenzione, non una norma di consumo
Gli autori sottolineano che queste soglie non sono né un’autorizzazione, né un parametro di “consumo accettabile”. Non devono essere utilizzate come criteri diagnostici, ma come indicatori di rischio.
L’obiettivo è soprattutto quello di fornire strumenti di riduzione del rischio alle persone che già ne fanno uso e che desiderano limitare la probabilità di sviluppare una CUD. La riduzione della quantità di THC può comportare una diminuzione delle dosi, un distanziamento dell’uso o la scelta di prodotti meno concentrati.
Come ricordano i ricercatori, il livello di rischio zero rimane l’assenza di uso, soprattutto tra gli adolescenti.
Per quanto riguarda le future raccomandazioni di salute pubblica?
Questo studio rappresenta un primo passo verso lo sviluppo di raccomandazioni quantitative sul consumo di cannabis, paragonabili a quelle esistenti per l’alcol. Evidenzia inoltre la necessità di incorporare nelle politiche pubbliche la potenza dei prodotti, l’età dei consumatori e le modalità d’uso.
Ulteriori ricerche, condotte su popolazioni più numerose e in contesti legali diversi, saranno necessarie per perfezionare queste soglie.