Cannabis in Francia

François Thierry sotto processo a Bordeaux: l’affare Myrmidon al centro di uno scandalo di Stato

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Il processo a François Thierry, ex capo della Office central pour la répression du trafic illicite de stupéfiants (OCRTIS), si è aperto il 2 marzo davanti al Tribunale penale di Bordeaux. Fino al 31 marzo, l’ex numero uno della lotta alla droga comparirà per complicità nel traffico di droga e distruzione di prove, in un caso tentacolare che è diventato, in dieci anni, il simbolo degli eccessi della guerra alla cannabis in Francia.

Al centro del caso: un sequestro record di 7,1 tonnellate di resina di cannabis nell’ottobre 2015, in Boulevard Exelmans a Parigi. Una scoperta spettacolare fatta dalla Dogana, a pochi metri dall’appartamento del suo informatore, Sofiane Hambli.

Un’operazione insolita

Il caso, descritto dal pubblico ministero come fuori dal comune, coinvolge 18 imputati e 70 volumi di procedimenti. Ha origine dalle operazioni denominate “Myrmidon”, dal nome dei guerrieri della mitologia greca. L’obiettivo dichiarato di François Thierry, capo dell’OCRTIS tra il 2010 e il 2016, era quello di infiltrarsi nelle reti internazionali e di organizzare consegne sorvegliate al fine di smantellare le grandi reti in un unico procedimento.

Nell’ordinanza di rinvio, i magistrati sottolineano che “è quasi impossibile portare a termine con successo le indagini sui trafficanti di droga di alto livello senza ricorrere agli informatori”, pur sottolineando che esistono “limiti” a questa “flessibilità”. Secondo loro, questi limiti sono stati superati “in proporzioni del tutto eccezionali”.

L’informatore chiave, Sofiane Hambli, nato a Mulhouse e soprannominato “La Chimère”, sta scontando una lunga condanna in Marocco. La sua assenza dall’udienza ha segnato l’apertura del processo. Il pubblico ministero aveva chiesto il suo rilascio temporaneo, ma senza successo. Suo fratello, invece, è in stato di fermo

Sette tonnellate in mezzo a Parigi

Il 17 ottobre 2015, la dogana ha sequestrato 7,1 tonnellate di resina di cannabis immagazzinate in furgoni parcheggiati nel 16° arrondissement. La merce proveniva da un convoglio di oltre dodici tonnellate importate dal Marocco via Spagna, ufficialmente come parte di una consegna monitorata dall’OCRTIS.

Per l’accusa, Sofiane Hambli non si sarebbe accontentato di un ruolo logistico. I giudici ritengono che i volumi importati “superassero di molto” quelli autorizzati e che il suo coinvolgimento andasse oltre quello di un semplice informatore incaricato della sicurezza. È perseguito per traffico di droga in banda organizzata e rischia fino a vent’anni di carcere.

Per quanto riguarda François Thierry, si sospetta che abbia facilitato l’importazione senza informare completamente l’autorità giudiziaria o i servizi territorialmente competenti, o solo “in termini molto vaghi”. Gli investigatori sottolineano anche la restituzione di un telefono criptato al suo informatore quando era attivamente ricercato. L’apparecchio è poi scomparso.

L’ex commissario nega qualsiasi complicità e sostiene che i magistrati erano informati dei suoi metodi. Nel 2023, il pubblico ministero aveva infatti chiesto l’archiviazione in suo favore, ma i giudici istruttori hanno deciso di rinviarlo in tribunale.

Un caso diventato simbolico

Al di là delle responsabilità individuali, il caso ha avuto un effetto profondo sulla polizia giudiziaria. Ha contribuito alla riforma della lotta alla droga e alla creazione, nel 2020, dell’Office antistupéfiants (Ofast), successore dell’OCRTIS. Una legge approvata nel 2019 ha fornito un quadro più rigoroso per le consegne controllate.

Ma il rilancio mostrato non ha dissipato tutte le domande. Un’operazione separata condotta a Marsiglia nel 2023 ha rivelato ulteriori malfunzionamenti nella gestione degli informatori, alimentando il dibattito sulle pratiche tollerate in nome dell’efficienza operativa.

Già assolto nel 2024 in un caso collegato che riguardava l’organizzazione di una custodia di polizia fittizia nel 2012, François Thierry dirige ora il dipartimento di trasformazione digitale della polizia nazionale dopo essere stato radiato dalla PJ. Il suo attuale processo mette in discussione non tanto la necessità dell’uso degli informatori, quanto il contesto in cui viene esercitato.

Dieci anni dopo lo spettacolare sequestro di Boulevard Exelmans, il caso “Myrmidon” solleva ancora le stesse domande: fino a che punto può spingersi lo Stato nella lotta al traffico di cannabis senza minare lo stato di diritto che intende difendere? E quanto può essere efficace?

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