Dopo un’estate segnata da sparatorie nei pressi di un “punto di spaccio”, il comune di Gaillard, nell’Alta Savoia, ha trovato una nuova arma contro il traffico di droga: i manifesti.
Anziché rivolgersi direttamente agli spacciatori, la campagna si rivolge ai loro clienti, ricordando loro che un acquisto impulsivo può avere conseguenze ben più durature per il quartiere.
«Droga: il vostro acquisto nel quartiere dello Chalet provoca sparatorie. » Questo messaggio sarà affisso un po’ ovunque in città, in particolare lungo i percorsi battuti da chi si reca nel quartiere dello Chalet, dove si trova il punto vendita del Sigem, a poche centinaia di metri da Ginevra.
Sette sparatorie quest’estate
Secondo il sindaco di Gaillard, Antoine Blouin, durante l’estate si sono verificate sette sparatorie nei pressi del punto vendita, che hanno ferito due spacciatori. Il 20 agosto sono stati esplosi dei colpi d’arma da fuoco in pieno giorno.
Questa violenza non è una novità. Nel maggio 2025, gruppi rivali si sarebbero scontrati per il controllo del sito, con spari di kalashnikov scoppiati nel pomeriggio. I rinforzi della polizia e le condanne che ne sono seguite non sono bastati a porre definitivamente fine al traffico di droga in questa zona.
La posizione geografica complica particolarmente la lotta contro questo traffico. Gaillard si trova proprio al confine franco-svizzero, con il comune ginevrino di Thônex immediatamente dall’altra parte.
«Siamo a soli cinque metri dal confine svizzero e quindi, quando arriva la polizia, i trafficanti non devono fare altro che scavalcare la recinzione e dirigersi dritto dall’altra parte, verso Thônex in Svizzera», ha dichiarato Blouin al Figaro.
Poiché la polizia francese non può proseguire un intervento oltre confine, questo esiguo divario geografico risulta particolarmente vantaggioso per i trafficanti.
Dopo aver affrontato il problema dello spaccio sui marciapiedi, Gaillard si concentra sulla comunicazione
Avendo poteri limitati sulle reti di spaccio stesse, l’amministrazione comunale cerca quindi di agire sulla domanda di droga.
I manifesti, accompagnati da immagini di proiettili e transazioni, mirano a stabilire un legame diretto tra l’acquisto di droga e la violenza subita dai circa 700 abitanti del quartiere.
«Molti consumatori di droga sono in grado di ragionare con la propria testa», ha dichiarato Blouin alla Tribune de Genève, aggiungendo di sperare che questa campagna contribuisca a ridurre i proventi generati da questo luogo di spaccio.
Il Comune ha già sperimentato tattiche più insolite. Durante l’estate del 2025, alcuni consiglieri comunali hanno occupato fisicamente i marciapiedi utilizzati dagli spacciatori tre sere alla settimana per ostacolare le vendite. Questa operazione non ha posto fine al traffico di droga.
Questa volta, il Comune punta sulla comunicazione, mobilitando manifesti, social network e media locali per raggiungere i clienti. Nel quartiere dovrebbero inoltre essere installate telecamere di videosorveglianza.
«È ingenuo? L’anno scorso non ci abbiamo provato. Avevamo occupato il marciapiede dove avvenivano le vendite. Quest’anno proviamo una campagna d’impatto», ha dichiarato il sindaco al Figaro.
A pochi metri di distanza, un altro approccio alla cannabis
La situazione assume un’importanza particolare se osservata dall’altra parte del confine. Mentre Gaillard cerca di dissuadere i clienti dal recarsi in un mercato illegale della droga, Ginevra sta sperimentando un quadro radicalmente diverso per la cannabis.
Nel cantone, la Cannabinothèque fa parte di un programma pilota svizzero che consente di acquistare legalmente cannabis regolamentata nell’ambito di uno studio scientifico. L’esperimento mira a valutare gli effetti di un modello di distribuzione controllata e senza scopo di lucro come alternativa al mercato illegale.
Da una parte del confine, la distribuzione regolamentata di cannabis; dall’altra, un comune che spera che un cartellone che ricordi ai clienti gli effetti del proibizionismo possa convincere alcuni di loro a tornare indietro.