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La Corte di Giustizia dell’UE sanziona l’Ungheria per il voto ONU sulla cannabis

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CGUE, Ungheria e cannabis
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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito che l’Ungheria ha violato il diritto dell’UE opponendosi alla posizione comune dell’Unione in un voto cruciale delle Nazioni Unite sulla riclassificazione della cannabis nel dicembre 2020.

La sentenza, emessa il 27 gennaio 2026, pone fine al contenzioso avviato dalla Commissione europea e rafforza l’obbligo per gli Stati membri dell’UE di agire coerentemente nelle sedi internazionali una volta adottata una posizione comune.

Una controversia che ha origine nella riclassificazione 2020 dell’ONU

Nel dicembre 2020, la CND ha votato per rimuovere la cannabis dalla Scheda IV della Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961, una categoria riservata alle sostanze considerate particolarmente pericolose e di valore medico limitato. La cannabis è rimasta nella scheda I, che mantiene rigidi controlli internazionali ma riconosce i suoi potenziali usi medici e scientifici.

Gli Stati membri dell’UE hanno coordinato la loro posizione in anticipo, concordando di sostenere la riclassificazione. L’Ungheria, tuttavia, non solo ha votato contro la proposta, ma ha anche rilasciato una dichiarazione che contraddice la linea concordata dall’UE. Questa deviazione ha portato a una procedura di infrazione, con la Commissione europea che ha intrapreso formalmente un’azione legale nel 2023.

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Secondo la Corte, il comportamento dell’Ungheria è andato oltre il semplice voto contrario. Agendo unilateralmente, Budapest ha minato la capacità dell’UE di parlare con una sola voce sulla scena internazionale, un principio considerato essenziale per l’azione esterna dell’Unione.

Violazione dei principi e dei trattati dell’UE

Nella sua sentenza, la CGUE ha stabilito che l’Ungheria “è venuta meno agli obblighi derivanti dalla decisione (UE) 2021/3 del Consiglio”, ha “violato la competenza esterna esclusiva dell’Unione europea” e ha agito “in violazione del principio di leale cooperazione sancito dai trattati istitutivi dell’UE”.

La Corte ha inoltre respinto la difesa dell’Ungheria, che sosteneva che la decisione del Consiglio che definiva la posizione dell’UE fosse essa stessa illegittima. I giudici hanno sottolineato che, ad eccezione dei casi di “difetti particolarmente gravi e manifesti”, uno Stato membro non può giustificare la violazione del diritto dell’UE contestando a posteriori la legittimità di un atto dell’Unione. La Corte ha sottolineato che consentire un simile ragionamento permetterebbe agli Stati di ignorare le norme comuni fino a quando non vengono sanzionati.

Come si legge nella sentenza, “votando in un forum internazionale contro una posizione comune del Consiglio, l’Ungheria ha violato sia il principio di leale cooperazione che quello di unità nella rappresentanza internazionale dell’UE e dei suoi Stati membri”.

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Sebbene la sentenza non imponga alcuna sanzione finanziaria immediata oltre alle spese legali, l’Ungheria è stata condannata a pagare le spese del procedimento e il mancato rispetto della sentenza potrebbe esporre il Paese a future ammende.

Più in generale, la sentenza rafforza il potere della Commissione di imporre il rispetto delle norme in caso di adozione di una posizione comune dell’UE, in particolare in settori sensibili come la politica internazionale in materia di droga. La Corte ha sottolineato che le azioni dell’Ungheria “hanno compromesso l’efficacia dell’azione internazionale dell’Unione europea e la sua credibilità e reputazione sulla scena internazionale”.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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