Un nuovo studio finanziato dal governo canadese rimette un tassello nel meccanismo della politica sulle droghe concludendo che alcol e tabacco sono significativamente più dannosi, sia per i consumatori che per la società, della cannabis. I risultati, pubblicati sul Journal of Psychopharmacology, si basano su una valutazione completa di un gruppo di 20 esperti specializzati nell’uso di sostanze.
I ricercatori hanno valutato 16 sostanze in base a una serie di criteri, tra cui i danni causati ai consumatori e le ripercussioni sociali più ampie. Ogni sostanza è stata valutata su una scala da 0 a 100, fornendo un quadro comparativo per comprendere il profilo di rischio complessivo.
Questi risultati fanno eco a precedenti ricerche di riferimento, in particolare al rapporto Roques, che è stato a lungo utilizzato come punto di riferimento in Francia per valutare la nocività delle droghe. Commissionato dal governo francese nel 1999, questo rapporto stabiliva già una gerarchia in cui alcol e tabacco erano considerati più dannosi della cannabis, sia in termini di salute individuale che di conseguenze sociali.
L’alcol ne esce bene
Secondo lo studio, l’alcol si classifica come la sostanza più dannosa in assoluto, con un punteggio di 79, superando di gran lunga tutte le altre. Seguono il tabacco (45), gli oppioidi da banco come il fentanil (33), la cocaina (19), la metanfetamina (19) e infine la cannabis (15).
La posizione dominante dell’alcol può essere spiegata dalla sua predominanza in più categorie di rischio. Si è classificato al primo posto in 9 dei 16 indicatori, tra cui danni alla salute fisica, bevute, disturbi mentali, lesioni, difficoltà familiari e sociali e costi economici. Questi risultati rafforzano le preoccupazioni di lunga data per la salute pubblica riguardo all’impatto diffuso dell’alcol, nonostante il suo status legale in molti Paesi.
Anche il tabacco ha ottenuto un punteggio elevato, in particolare in aree come la mortalità legata alla droga, la dipendenza e il danno ambientale, classificandosi al primo posto in quattro categorie.
Le droghe sono state classificate in base al loro punteggio complessivo di nocività, mostrando separatamente gli effetti dannosi per i consumatori e quelli per terzi
Cannabis: meno effetti nocivi complessivi, ma non senza rischi
Con un punteggio di 15, la cannabis si colloca ben al di sotto delle altre sostanze valutate nello studio. Tuttavia, i ricercatori mettono in guardia dall’interpretare questo risultato come un’assenza di rischio.
Lo studio afferma che la cannabis ha ancora effetti avversi sulla salute mentale, tra cui la dipendenza, i sintomi di astinenza e il deterioramento cognitivo a breve e lungo termine. Si è classificata al terzo posto nella categoria combinata degli effetti avversi sulla salute mentale dei consumatori.
L’effetto negativo più significativo associato alla cannabis non era direttamente collegato al consumo, ma piuttosto al mercato illegale. Il rapporto afferma: “Il punteggio più alto ponderato per la cannabis riguardava l’attività criminale organizzata”
Nonostante la legalizzazione in Paesi come il Canada, dove la cannabis è legale per gli adulti dal 2018, le reti di produzione e distribuzione illegali rimangono attive in misura minore. Sebbene oltre il 70% dei consumatori canadesi acquisti la cannabis attraverso canali legali, la persistenza di mercati illeciti continua a generare danni sociali.
Cambiamenti nei modelli di consumo ed effetti di sostituzione
I risultati dello studio sono coerenti con le tendenze generali osservate negli ultimi anni, in particolare tra i giovani consumatori. Le indagini suggeriscono che i prodotti a base di cannabis, in particolare le bevande infuse di THC, sono sempre più utilizzati come alternativa all’alcol in contesti sociali.
Un’altra tendenza mostra che una percentuale significativa di consumatori della Generazione Y e della Generazione Z sta optando per bevande infuse di cannabis piuttosto che per l’alcol durante le attività post-lavorative. Altri studi evidenziano un “effetto sostituzione”, dove il consumo di cannabis è associato a una riduzione del consumo di alcol e persino di tabacco.
Per esempio, la ricerca ha dimostrato che gli adulti che consumano bevande alla cannabis spesso riferiscono di bere meno alcol. Allo stesso modo, un altro studio ha trovato una “forte associazione negativa” tra il consumo di tabacco e le vendite legali di cannabis terapeutica, suggerendo che l’accesso ai mercati regolamentati della cannabis potrebbe influenzare i comportamenti di consumo di sostanze in generale.
Implicazioni per le politiche pubbliche
Guardando oltre le abitudini di consumo individuali, lo studio invita i politici a riconsiderare il modo in cui i danni delle droghe sono valutati e regolamentati. Gli autori sottolineano l’importanza di prendere in considerazione non solo gli effetti diretti delle sostanze, ma anche le conseguenze delle legge sulle droghe e della loro applicazione.
“Questa analisi dei danni legati alle droghe in Canada ha rivelato che l’alcol è la sostanza più dannosa in assoluto”, concludono i ricercatori, esortando i governi a incorporare questi risultati nelle future decisioni normative.
Sebbene la cannabis non sia priva di rischi, lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che suggeriscono che il suo profilo di danno complessivo è inferiore a quello di sostanze legali di largo consumo come l’alcol e il tabacco, sollevando comunque le stesse domande sulla coerenza delle politiche sulle droghe.