Cannabis nei Caraibi

«Vincy Gold»: la Humboldt Seed Company alla ricerca delle sativa di Saint Vincent

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Nell’aprile 2021, l’eruzione del vulcano La Soufrière ha trasformato l’isola caraibica di Saint-Vincent in un paesaggio ricoperto da uno spesso strato di cenere vulcanica. I terreni agricoli sono stati devastati, alcune comunità sono state sfollate e colture tramandate da generazioni si sono ritrovate improvvisamente a rischio di estinzione.

Tra queste figuravano alcune varietà tradizionali di cannabis dell’isola, conosciute localmente come la Vincy Gold o la Saint Vincent Gold.

In un documentario pubblicato sul proprio canale YouTube, Humboldt Seed Company, banca dei semi californiana, segue una spedizione nelle remote zone di coltivazione di Saint Vincent per catalogare le popolazioni di cannabis sopravvissute e incontrare gli agricoltori che le hanno preservate.

Il suolo vulcanico, un terroir raro per la cannabis

La sopravvivenza e l’incredibile vigore della cannabis a Saint Vincent sono direttamente legate al suo straordinario contesto geologico. L’isola possiede un tipo di suolo vulcanico estremamente raro che rappresenta solo lo 0,74% della crosta terrestre. Questo substrato geologico unico crea un ambiente senza pari per la coltivazione di sativa d’élite:

  • Ricchezza minerale: il terreno è ricco di minerali essenziali che sono strettamente legati all’interno della sua struttura
  • Aerazione delle radici e rese elevate: molto sciolto e facilmente erodibile, il terreno non trattiene l’acqua stagnante. Questa struttura sciolta favorisce una rapida espansione delle radici, un’aerazione ottimale e rese eccezionali
  • Sinergia del terroir: una lavorazione meticolosa e tradizionale del terreno libera naturalmente questi minerali. Ciò crea il terroir ideale per produrre la migliore radice di arrowroot al mondo, oltre a una Cannabis sativa di livello mondiale.

Riscoprire il «Vincy Gold» e le radici delle sativa di una volta

Farsi strada attraverso la fitta vegetazione tropicale, si scoprono imponenti esemplari di sativa che raggiungono oltre 2,5 metri di altezza. Tra queste scoperte figura il leggendario « Lamb’s Bread », chiamato localmente « Saint Vincent Gold ».

Da un punto di vista botanico, queste piante antiche non ibridate costituiscono un collegamento essenziale con le linee storiche delle varietà locali. Presentano legami genetici diretti con varietà emblematiche del passato, in particolare la Santa Marta Gold, la Colombian Gold, la Punto Rojo o la Panama Gold.

In un’epoca dominata dagli ibridi, scoprire sativa pure, ricche di semi e che prosperano grazie all’impollinazione libera, è sempre prezioso. I coltivatori rastafari locali hanno preservato queste linee pure semplicemente conservando i semi dei raccolti precedenti e ripiantandoli stagione dopo stagione, salvaguardando così questo patrimonio.

Il «Vincy Terp»: un profilo aromatico distintivo che unisce pepe nero e mango verde

Le sativa di Saint Vincent presentano un profilo sensoriale e strutturale ben definito che le distingue dalle varietà moderne coltivate indoor. Le caratteristiche fisiche e aromatiche di queste piante includono:
Profilo aromatico principale: a predominanza di pinene, caratterizzato dal tipico e pronunciato «Vincy terp», una miscela pungente di pepe nero e note culinarie speziate, bilanciata da aromi di frutta tropicale.

Profumi secondari: note di buccia di mango verde croccante si sovrappongono alle sfumature classiche e autentiche della Haze.

Struttura e aspetto delle cime: una struttura floreale compatta e voluminosa, con notevoli peli rosso scuro e un’elevata densità di tricomi.

Umidità e consistenza: questa erba tropicale e resinosa è così appiccicosa, umida e morbida che la macinatura tradizionale risulta inefficace; per lavorarla occorre un paio di piccole forbici per tagliare i fiori a mano.

Ridefinire l’«OG» nei campi di ganja letteralmente in riva al mare

Mentre i coltivatori americani discutono se « OG » significhi « Original Gangster » o « Organic », Saint-Vincent ne propone la definizione letterale: coltivata al 100% in riva al mare. Qui, i campi di ganja sono ricavati direttamente dalle scogliere costiere e dai versanti delle montagne vulcaniche, sospesi sopra le onde che si infrangono.

«Quando si parla di coltivazione in riva al mare… Qui, l’OG è coltivato al 100% in riva al mare… Non avrei mai pensato che saremmo stati qui a fare questo, a parlarne davanti a una telecamera… Dopo esserci nascosti dagli elicotteri tra le colline della California del Nord, ora eccoci qui a camminare tra i campi di ganja a Saint-Vincent.»

Questo contesto mette in luce un profondo cambiamento culturale. La storia dei coltivatori della California settentrionale, costretti a sfuggire agli elicotteri delle forze dell’ordine, contrasta fortemente con lo stile di vita tranquillo e autosufficiente degli agricoltori delle colline caraibiche che si prendono cura delle loro coltivazioni accanto a una capanna rudimentale, un’amaca, una vista sull’oceano e campi di ganja a perdita d’occhio.

Preservare il patrimonio delle varietà locali per il futuro

La spedizione sulle colline vulcaniche di Saint-Vincent dimostra che il patrimonio genetico può resistere anche a catastrofi naturali devastanti. Raccogliendo scorte di semi fecondati provenienti da queste sativa sopravvissute, i ricercatori riportano queste rare linee in laboratorio per analizzarle, preservarle e farle evolvere attraverso la selezione.

Mentre le catastrofi naturali e i cambiamenti climatici continuano a minacciare le regioni agricole locali, la conservazione delle popolazioni vegetali non ibridate diventa fondamentale per la diversità botanica mondiale.

Se una singola eruzione vulcanica può mettere istantaneamente a rischio il 90% delle colture autoctone di un’isola, quante altre varietà genetiche locali insostituibili rimangono nascoste negli angoli più remoti del mondo, in attesa di essere preservate prima di scomparire per sempre?

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