Il braccio di ferro legale tra il governo italiano e il settore della canapa ha preso una nuova piega lo scorso dicembre.
Il 15 dicembre 2025, il Consiglio di Stato italiano ha accolto un ricorso presentato da diverse associazioni di categoria, sospendendo la precedente decisione che minacciava l’intero settore della CBD e della canapa industriale nel Paese.
Sebbene temporanea, la decisione riequilibra un conflitto che si è intensificato da quando il governo di Giorgia Meloni è salito al potere.
Una sospensione con conseguenze importanti per il mercato dei CBD
Al centro della controversia c’è un controverso emendamento introdotto nell’ambito della legge sulla sicurezza nazionale del giugno 2024, che ha riclassificato i preparati orali contenenti cannabidiolo (CBD) estratto naturalmente come farmaci elencati nella sezione B delle tabelle italiane dei medicinali. Questa categoria comprende sostanze come le benzodiazepine e il (Delta-9)-THC, limitando di fatto la vendita del CBD alle farmacie e ai canali di prescrizione.
Emanando l’Ordinanza n. 4506/2025, il Consiglio di Stato ha sospeso una precedente decisione del TAR del Lazio che aveva convalidato questo approccio. I giudici hanno optato per la cautela, rinviando l’esame completo del caso al 7 maggio 2026. Per gli operatori del settore, questa decisione offre una temporanea tregua dopo mesi di inasprimento normativo.
Un settore economico sotto pressione
L’industria della canapa in Italia è tutt’altro che marginale. Secondo le stime dell’industria, genera circa 500 milioni di euro di vendite annuali e sostiene più di 15.000 posti di lavoro, nei settori dell’agricoltura, della cosmesi, degli integratori alimentari, della floricoltura e della fitoterapia. Limitare l’uso della canapa alle fibre e ai semi, come ha tentato di fare il governo, avrebbe sconvolto le intere catene di valore messe in atto dopo l’approvazione della legge sulla canapa del 2016.
Questa legge, che ha permesso la nascita dei cosiddetti prodotti “Cannabis Light” a basso contenuto di THC, ha innescato una rapida espansione e l’apertura di centinaia di negozi specializzati in tutto il Paese. Dal 2022, tuttavia, i decreti successivi hanno gradualmente ristretto la portata dell’attività legale, scatenando un’ondata di ricorsi da parte di coltivatori, trasformatori e rivenditori.
Per Giacomo Bulleri, avvocato che rappresenta diverse associazioni di canapa, la questione legale è chiara. Le misure contestate, spiega, “escludevano l’uso di fiori e foglie di canapa industriale, limitandone [la produzione e il commercio] a semi e fibre. E il decreto sul CBD… ha incluso le composizioni orali contenenti CBD naturale tra gli stupefacenti”.
I ricorrenti difendono due principi: l’uso legale dell’intera pianta di Cannabis sativa L. da varietà certificate a basso contenuto di THC e il riconoscimento ufficiale che il CBD estratto naturalmente non è né uno stupefacente né una sostanza riservata esclusivamente all’uso medico. Bulleri sostiene che questa interpretazione è coerente con le convenzioni internazionali e con la posizione dell’Organismo Internazionale di Controllo degli Stupefacenti delle Nazioni Unite, nonché con la giurisprudenza europea esistente.
L’Europa guarda con attenzione
Oltre all’Italia, il caso ha attirato l’attenzione di Bruxelles. Altre due decisioni sono attualmente in sospeso e potrebbero rivelarsi decisive. La Corte Costituzionale italiana deve pronunciarsi sulla legalità dell’articolo 18 del decreto sicurezza, che vieta le infiorescenze di canapa e i derivati. Allo stesso tempo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) è stata invitata a valutare la conformità delle norme italiane con il diritto europeo sulla libera circolazione delle merci.
Questi procedimenti fanno eco a importanti decisioni europee, in particolare il caso Kanavape, in cui la CGUE ha dichiarato: “Si deve ritenere che, alla luce dell’attuale stato delle conoscenze scientifiche […] la CBD non contiene alcun principio psicotropo, e che sarebbe contrario all’obiettivo e allo spirito generale della [Convenzione] unica del 1961 includerla nella definizione di ‘stupefacenti'”.
Per le associazioni italiane di coltivatori di canapa, la sospensiva del Consiglio di Stato non è una vittoria, ma una pausa strategica in un lungo braccio di ferro legale. Tuttavia, lancia un segnale forte in un momento in cui il quadro europeo che regola la CBD rimane frammentato e contestato.
In vista delle prossime decisioni di Roma e Lussemburgo, il “caso italiano” potrebbe diventare un punto di riferimento per altri Paesi dell’UE che si trovano ad affrontare tensioni simili tra le politiche nazionali sulle droghe e i principi del mercato unico europeo. Se questo porterà a una regolamentazione più chiara o a un nuovo scontro rimane una questione aperta, ma la posta in gioco ora si estende ben oltre i confini dell’Italia.