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Il governo italiano vuole porre la cannabis dietetica sotto un monopolio

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Cannabis dietetica in Italia
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Il governo italiano sta dando un giro di vite alla cannabis dietetica.

Dopo aver tentato per due volte di dichiararne la proibizione attraverso disegni di legge, più una direttiva del Ministero dell’Interno che ordinava perquisizioni in tutti i negozi spacciandola per sensibilizzazione dei commercianti, il governo Meloni sta cambiando strategia e vuole imporre un regime di monopolio.

Secondo l’agenzia di stampa italiana Ansa, il governo italiano ha infatti presentato in Commissione Finanze un emendamento alla delega fiscale che, oltre a “un sistema di autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane per la commercializzazione”, prevede il divieto di vendita online, il divieto di vendita ai minori, il divieto di pubblicità e la stessa tassazione delle sigarette.

Un monopolio per la cannabis light

Il testo prevede quindi di introdurre “un sistema di tassazione per le parti coltivate della canapa” destinate all’uso in “prodotti da fumare o inalare”. La commercializzazione sarebbe riservata principalmente a “rivenditori monopolistici” o a punti vendita specializzati con licenza di vendita monopolistica. La vendita a distanza sarebbe vietata, così come i distributori automatici e la pubblicità.

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La commercializzazione e la vendita potrebbero essere effettuate solo attraverso “depositi fiscali autorizzati”, con “misure di vigilanza speciali” previste per i depositi fiscali autorizzati alla produzione.

Infine, alla cannabis CBD si applicheranno gli stessi divieti di fumo già esistenti per le sigarette, ad esempio negli spazi chiusi, e sono previste anche etichette di avvertimento sui rischi per la salute del consumo.

Mentre il media italiano sulla cannabis DolceVita riconosce la necessità di una vera regolamentazione, si rammarica che i negozi che già vendono cannabis light siano esclusi dal piano e che l’alta tassazione rischi di “tagliare le gambe al settore”. Oltre a una questione fondamentale: il settore ha subito anni di cause giudiziarie, con imprese legali bollate come spacciatori. Per i media, “il minimo che si merita oggi è un riconoscimento degli errori commessi finora dai politici, che vogliono coprire i propri errori con una tabula rasa”.

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Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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