Cannabinoidi

Il Regno Unito sta per vietare il THCA e l’HHC

Published

on

PUBBLICITÀ

Il governo britannico si appresta a inasprire la legislazione sulla cannabis, sottoponendo 12 cannabinoidi, tra cui il THCA e l’HHC, ai controlli previsti per gli stupefacenti di classe B, secondo Leafie.

Sebbene le restrizioni proposte mirino a colmare le lacune normative relative ai nuovi prodotti a base di cannabinoidi, tali misure potrebbero avere ripercussioni anche sulle aziende che operano nel settore del CBD e della canapa.

L’emendamento alla legge del 1971 sull’abuso di sostanze stupefacenti (Misuse of Drugs Act 1971), che deve ancora essere approvato dal Parlamento, fa seguito alle raccomandazioni del Consiglio consultivo sull’abuso di sostanze stupefacenti (ACMD). L’emendamento riguarda dieci cannabinoidi semisintetici e due forme naturali di acido tetraidrocannabinolico (THCA).

Perché il Regno Unito intende vietare il THCA e l’HHC

Al centro del disegno di legge vi sono l’esaidrocannabinolo (HHC) e il THCA, due cannabinoidi con proprietà chimiche ed effetti diversi.

L’HHC è un cannabinoide semisintetico generalmente prodotto tramite processi chimici. Ha acquisito maggiore visibilità sui mercati europei come alternativa al THC, suscitando una maggiore vigilanza da parte delle autorità di regolamentazione.

Il THCA, invece, è presente allo stato naturale nelle piante di cannabis e non produce effetti psicotropi nella sua forma grezza. Tuttavia, quando viene esposto al calore, si trasforma in THC.

Questa trasformazione, denominata decarbossilazione, ha creato una zona grigia dal punto di vista normativo. Alcune aziende britanniche hanno commercializzato prodotti concentrati a base di THCA, presentandoli come non adatti al consumo umano o destinati a usi che dovrebbero evitare qualsiasi «riscaldamento».

Se approvata, la nuova legislazione attribuirebbe ai cannabinoidi in questione lo stesso status di classe B della cannabis.

Possibili conseguenze per il settore del CBD

La Cannabis Trades Association (CTA) teme che questo divieto possa penalizzare anche le aziende del settore della canapa e del CBD, alcuni dei cui prodotti contengono naturalmente tracce di THCA.

«Dobbiamo fare attenzione a non creare conseguenze impreviste per le industrie legittime della canapa e del CBD», ha dichiarato Marika Graham-Woods, direttrice generale della CTA. «C’è una differenza notevole tra la vendita di un isolato di THCA altamente concentrato e quella di un prodotto a base di CBD contenente tracce naturali di THCA.»

La Francia si era trovata nella stessa situazione: l’ANSM aveva infine deciso di autorizzare la presenza di THCA fino allo 0,34% in un prodotto finito con un tasso massimo di THC+THCA (con il coefficiente moltiplicatore appropriato) sempre allo 0,3%, il che spiega perché in Francia non ci siano prodotti a base di THCA, almeno legalmente.

Nel Regno Unito, alcuni prodotti che beneficiano di un’esenzione non possono contenere più di un milligrammo di ciascuna sostanza controllata per confezione, e non per dose. Un limite che potrebbe complicare la commercializzazione di alcuni prodotti a base di CBD, ma anche la trasformazione di grandi quantità di canapa.

La CTA chiede quindi chiarimenti sull’applicazione di queste norme agli estratti di canapa e ai prodotti finiti.

Da parte sua, il governo britannico ritiene che la riforma avrà un impatto economico trascurabile e non ha condotto uno studio di impatto approfondito. Sebbene il testo preveda un’eccezione per i cannabinoidi presenti nella cannabis e nella sua resina, il destino degli estratti trasformati e dei prodotti a base di CBD rimane incerto, in particolare per quanto riguarda le autorizzazioni alla produzione.

Quando entrerebbe in vigore il nuovo divieto?

Il processo legislativo è ancora in corso. Un primo progetto di legge è stato presentato al Parlamento il 14 settembre 2026, per poi essere ritirato il 21 ottobre. Il 27 ottobre 2026 è seguita una proposta rivista.

La misura deve essere approvata da entrambe le camere del Parlamento prima di diventare legge. Se adottata, le restrizioni entrerebbero in vigore 28 giorni dopo la pubblicazione del decreto.

Click to comment

Trending

Exit mobile version