Secondo le informazioni fornite dal Syndicat professionnel du chanvre (SPC), la Direction générale de l’alimentation (DGAL) sta preparando un piano di controllo nazionale 2026 rivolto a tutti i prodotti alimentari e integratori alimentari contenenti CBD, THC o qualsiasi altro cannabinoide. Secondo gli operatori del settore, questa misura segna un indurimento senza precedenti della posizione della Francia sul tema.
Nel corso di una riunione organizzata dalla DGAL il 15 aprile 2026, diversi sindacati e federazioni (tra cui SPC, Synadiet, UIVEC e Simple) sono stati informati delle procedure operative che dovrebbero guidare i controlli a partire da maggio.
Un’interpretazione rigorosa del regolamento sui nuovi alimenti
Al centro di questa strategia c’è l’applicazione rigorosa del Regolamento europeo (UE) 2015/2283 sui nuovi alimenti. La DGAL sottolinea che il catalogo dei nuovi alimenti della Commissione europea classifica i cannabinoidi, sia estratti dalla pianta che sintetici, come sostanze il cui consumo non è stato dimostrato prima del maggio 1997.
Di conseguenza, poiché questi ingredienti non sono presenti nell’elenco dei nuovi alimenti autorizzati nell’Unione Europea, la loro incorporazione nei prodotti alimentari sarebbe considerata illegale. La DGAL afferma che questa posizione è stata ribadita durante gli scambi europei del febbraio 2023 e che da allora non è stata concessa alcuna autorizzazione, con la procedura in stallo.
La situazione è alimentata anche da segnali di carattere sanitario: l’ANSM e l’ANSES hanno pubblicato nell’estate del 2025 una sintesi che fa riferimento a un aumento dei casi di nutrivigilanza legati a prodotti contenenti CBD; la maggior parte delle intossicazioni è tuttavia causata da sostanze vietate presenti in questi prodotti all’insaputa del consumatore (cannabinoidi sintetici) o da livelli di THC superiori allo 0,3%.
Da parte sua, l’EFSA ha pubblicato una nuova dichiarazione nel febbraio 2026, indicando che rimane impossibile concludere sulla sicurezza del CBD sulla base dei dati disponibili.
Quali prodotti resterebbero autorizzati?
Secondo il quadro presentato, solo alcune parti della canapa manterrebbero uno status accettabile: i semi di canapa e i loro derivati (oli e farine), nonché le infusioni acquose di foglie di canapa. Tutti gli altri estratti, isolati e ingredienti che rivendicano la presenza di CBD o altri cannabinoidi sarebbero considerati Novel Food non autorizzati.
La DGAL prevede diversi livelli di intervento. Il primo riguarderebbe i prodotti che menzionano esplicitamente CBD, THC o qualsiasi altro cannabinoide sull’etichetta: potrebbero essere soggetti a una sospensione della commercializzazione seguita da un ritiro. I prodotti la cui somma Δ8-THC + Δ9-THC supera la dose acuta di riferimento (ARfD), ampiamente contestata, fissata dall’EFSA a 1 µg/kg di peso corporeo, continuerebbero a essere richiamati, come già avviene.
Infine, in caso di presenza di THC qualificato come stupefacente – cioè THC complessivo (isomeri e precursori del THC, compreso il THCA, in misura superiore allo 0,3%) – la DGAL fa riferimento a una specifica procedura legale basata in particolare sul decreto del 22 febbraio 1990.
Controlli da metà maggio e nessun periodo di grazia
Secondo il CSP, l’amministrazione non prevede alcun periodo di transizione. Gli operatori dovranno provvedere autonomamente ai ritiri o ai solleciti. In caso di inerzia, le ordinanze prefettizie potranno imporre queste misure dopo un procedimento in contraddittorio, che finora ha dato pochi risultati a favore delle società di CBD.
L’inizio della campagna nazionale coordinata è previsto per metà maggio 2026, anche se la DDPP rimarrà libera di intervenire prima o dopo questa data. Sono interessati tutti i canali di distribuzione: supermercati, farmacie, parafarmacie, negozi CBD, distributori automatici e siti online.
ComplAlim: una dichiarazione trasformata in strumento di controllo
Un punto particolarmente delicato: la sezione ComplAlim, una piattaforma per dichiarare gli integratori alimentari. Storicamente, l’UIVEC ha difeso attivamente la possibilità di registrare alcuni prodotti a base di CBD come integratori alimentari, in un quadro già contestato ma utilizzato da una parte del settore. Tuttavia, questa dichiarazione non conferiva lo status di integratore alimentare e serviva solo a fornire alle autorità un elenco di prodotti CBD “autorizzati”.
Tuttavia, secondo il verbale dell’SPC, e come precedentemente previsto da diverse parti interessate, la DGAL intende ora utilizzare queste dichiarazioni come base per l’identificazione. La pianta di Cannabis sativa dovrebbe essere riposizionata come “non autorizzata” nella banca dati ComplAlim, e qualsiasi dichiarazione che menzioni questa specie verrebbe automaticamente indirizzata verso una procedura rafforzata, senza attestazione automatica.
Un’industria sotto pressione economica e legale
Il CSP mette in guardia sulle conseguenze immediate per l’industria francese, ritenendo che l’assenza di una scadenza per la conformità e l’assimilazione automatica della menzione “CBD” a un reato di Novel Food possano causare un forte shock economico.
Il sindacato annuncia una rapida mobilitazione, un inventario dei prodotti interessati e un’analisi giuridica per determinare se la dottrina francese è compatibile con il diritto europeo e il principio della libera circolazione delle merci.