Da qualche giorno, sui media si è diffusa una voce: i prodotti contenenti CBD sarebbero stati “vietati” in Francia a partire dal 15 maggio 2026. Servizi televisivi, articoli allarmistici, post virali… lo scenario sembra scritto in anticipo: dopo i fiori, dopo i negozi, dopo i dolci, l’intero settore crollerebbe in un colpo solo.
Ma se state cercando la nuova legge che renderebbe possibile tutto questo, dovrete aspettare a lungo.
Perché ad oggi, nessun testo legislativo o normativo annuncia un divieto generale sul CBD il 15 maggio. La posta in gioco è un’altra: l’amministrazione francese sta preparando una nuova campagna di controlli, il cui obiettivo è chiaramente quello di prosciugare il mercato dei prodotti alimentari e degli integratori alimentari contenenti cannabinoidi.
E tutto questo senza un divieto ufficiale, ma attraverso un’offensiva amministrativa, come l’industria ne ha già viste diverse.
Un’industria indebolita da dieci anni di instabilità normativa
Da anni il mercato del CBD in Francia opera in una zona grigia, fatta di avanzamenti giudiziari e di ritorni offensivi da parte delle autorità.
Se l’episodio più noto rimane il tentativo di divieto dei fiori di CBD, definitivamente annullato dal Consiglio di Stato nel dicembre 2022, la guerra non si è mai fermata. Si è semplicemente spostata: dai fiori agli oli, dagli oli agli integratori alimentari e ora a tutti i prodotti alimentari che dichiarano di contenere cannabinoidi.
Dal 2023, l’amministrazione francese ha intensificato le operazioni di controllo, spesso basate su soglie discutibili o su dottrine interne prive di valore normativo esplicito.
Atto 1: 2023, entra in scena la DGCCRF
A partire dal 2023, la DGCCRF (Controllo Frodi) intensifica i suoi controlli, su impulso della DGAL (Direzione Generale dell’Alimentazione). Il nocciolo del problema: l’apparizione di “limiti” non ufficiali, spesso ripetuti durante i controlli ma difficili da trovare in un testo applicabile:
- una dose massima giornaliera di 50 mg/die consigliata,
- una concentrazione massima del 20% negli oli.
Tuttavia, queste soglie non si basano su nessuna normativa pubblicata. Tuttavia, la loro origine è nota: sono state difese presso le autorità dall’UIVEC, un’organizzazione che rappresenta i produttori di estrazione di canapa, che le ha presentate come un compromesso volto a limitare i rischi per la salute (in particolare le interazioni tra farmaci e la contaminazione da THC). I controlli si concentrano in particolare su:
- tracciabilità (lotti, fatture, certificati),
- le indicazioni terapeutiche,
- dosi giornaliere indicate sull’etichetta.
Anche il termine Novel Food sta diventando uno strumento di pressione ricorrente. Tuttavia, la classificazione di Novel Food è rivolta agli isolati di CBD, non agli estratti completi o ad ampio spettro. Nonostante ciò, alcuni controlli si estendono già al 10 o 20% di oli a spettro completo, o addirittura a prodotti alimentari (dolci, tisane, oli al 30%…).
Atto 2: 2024-2025, l’argomento THC “secondo l’EFSA”
Nel 2024 e 2025, la strategia si evolve: l’amministrazione si basa sempre più su un dato presentato come indiscutibile, tratto da un parere dell’EFSA: una dose acuta di riferimento (ARfD) fissata a 1 μg/kg di peso corporeo.
Problema: questa ARfD riguardava originariamente il THC nel latte e nei prodotti animali, non gli oli di CBD o i dolci. L’EFSA stessa lo ha sottolineato in diverse occasioni.
Un altro punto essenziale: questo parere non è un regolamento. La Commissione europea non ha mai stabilito un contenuto massimo armonizzato di THC negli alimenti, il che lascia spazio alle interpretazioni nazionali… e quindi ai conflitti.
Allo stesso tempo, i legislatori francesi hanno previsto un anticipo: i prodotti contenenti estratti di canapa possono contenere fino allo 0,3% di THC, in conformità con le normative vigenti (https://www.legifrance.gouv.fr/loda/id/JORFTEXT000044793213/).
Nonostante ciò, diverse DDPP (Directions départementales de la protection des populations) stanno facendo causa a marchi e distributori, innescando procedimenti talvolta lunghi, spesso costosi e regolarmente rinviati. Alcuni casi rinviati al merito sono ancora in attesa di giudizio, mentre l’amministrazione sta aumentando le richieste di rinvio.
Atto 3: 2026, la DGAL prende di mira tutti i CBD commestibili
È in questo contesto che si sta preparando l’Atto 3. Secondo le informazioni fornite dal Syndicat professionnel du chanvre (SPC), il 15 aprile 2026 la DGAL ha presentato un piano di controllo nazionale 2026 che prende di mira tutti i prodotti alimentari e gli integratori alimentari contenenti CBD, THC o qualsiasi altro cannabinoide. La nuova attenzione segue la rigorosa applicazione del Regolamento UE Novel Food (UE) 2015/2283.
La DGAL ritiene ora che:
- cannabinoidi (CBD, THC, ecc.), sia estratti che sintetici,
- così come gli estratti che ne dichiarano la presenza,
rientrano tra i Novel Food e quindi non possono essere immessi sul mercato senza una preventiva autorizzazione europea. Il problema è che la procedura Novel Food sul CBD è attualmente bloccata, e nessuna autorizzazione è stata rilasciata a livello europeo.
L’EFSA fissa una soglia “provvisoriamente sicura”… a 2 mg al giorno
La nuova strategia francese si basa anche su un dato recente: il parere aggiornato dell’EFSA pubblicato all’inizio del 2026, che conclude che non è ancora possibile stabilire la sicurezza del CBD negli alimenti. L’EFSA identifica il fegato come il principale organo bersaglio degli effetti tossici osservati negli studi sugli animali e sull’uomo e propone una soglia “provvisoriamente sicura”:
➡️ 0,0275 mg/kg/giorno, ovvero circa 2 mg di CBD al giorno per un adulto di 70 kg.
Ma questo limite è estremamente limitato: si applica solo agli integratori alimentari contenenti CBD isolato, con una purezza di almeno il 98%, senza nanoparticelle e derivato da processi in cui è stata esclusa la genotossicità. In altre parole: la maggior parte dei prodotti presenti sul mercato (a spettro completo, ad ampio spettro, estratti vari, macerazioni…) non rientra nemmeno nell’ambito di valutazione.
L’EFSA afferma inoltre che questa soglia sarà rivista solo quando saranno forniti dati tossicologici e umani più solidi, attraverso i dossier sui nuovi alimenti o la ricerca scientifica.
Cosa succederà dal 15 maggio?
Se il piano della DGAL verrà applicato come annunciato, la maggior parte dei prodotti alimentari a base di CBD potrebbe essere considerata illegale e sottoposta a procedure di ritiro. Questi includono:
- gli oli di CBD venduti come integratori alimentari,
- gomme, caramelle, bevande,
- capsule,
- prodotti che riportano chiaramente sull’etichetta la dicitura “CBD”, “THC” o “cannabinoidi”
D’altra parte, alcuni prodotti rimangono al di fuori di questo quadro di controllo:
- semi di canapa e loro derivati (olio di canapa commestibile),
- infusi acquosi di foglie di canapa,
- e i cosmetici (soggetti ad altre regole).
La DGAL starebbe pianificando diverse linee d’azione:
- ritiro “cooperativo” richiesto alle aziende,
- o ritiro imposto tramite ordini prefettizi, dopo una procedura in contraddittorio.
Soprattutto, la DGAL afferma che non ci sarà nessun periodo di transizione, il che potrebbe causare un’immediata onda d’urto economica per i 2.000 negozi, le centinaia di distributori online e le 20.000-25.000 persone che lavorano nel settore.
Il fronte delle unioni monta
Di fronte a questo annunciato inasprimento, le organizzazioni rappresentative del settore si stanno coordinando. L’SPC, l’UIVEC, l’AFPC e l’UPCBD denunciano un tentativo globale di destabilizzazione e chiedono:
- la sospensione immediata del piano di controllo 2026,
- il mantenimento dei criteri precedentemente applicati,
- e un riorientamento dei controlli verso i veri pericoli per la salute: gli stupefacenti cannabinoidi sintetici, che contaminano parte del mercato e causano intossicazione.
Per il momento, secondo i professionisti, l’amministrazione non mostra alcun segno di apertura.
Un divieto senza legge… ma un’industria sotto pressione
In realtà, la storia si sta ripetendo: la Francia non pubblica un testo chiaro che vieti il CBD, ma crea un clima in cui l’immissione sul mercato diventa giuridicamente incerta, economicamente rischiosa e amministrativamente insostenibile. Oggi, ciò si basa su una strategia amministrativa di pulizia del mercato con :
- una lettura massimalista dei Novel Food,
- consigli per la salute usati come leve legali,
- e una campagna coordinata di controlli.
In pratica, le aziende potrebbero dover scegliere tra:
- ritirare i propri prodotti,
- combattere la battaglia legale caso per caso,
- o cambiare la loro categoria commerciale (cosmetici, tisane, canapa alimentare non arricchita).
Il pericolo per l’industria non è un divieto ufficiale sulla Gazzetta Ufficiale. È un divieto di fatto, attraverso l’accumulo di controlli, ritiri, richiami e procedure. E in questo gioco, l’amministrazione ha già dimostrato di poter procedere senza aspettare il legislatore.
Se la campagna annunciata a metà maggio avrà un buon inizio, il mercato francese dei CBD potrebbe entrare in una nuova zona di turbolenza, in cui sopravviveranno solo le aziende capaci di assorbire lo shock legale… o di reinventarsi al di fuori del settore alimentare.
⚖ Novel Food: cosa dice la legge UE
Il Regolamento (UE) 2015/2283 fornisce un quadro di riferimento per i “Novel Food”, ovvero gli ingredienti che non hanno una storia significativa di consumo nell’Unione Europea prima del 15 maggio 1997.
Un Novel Food può essere commercializzato solo se ha ottenuto:
- una valutazione scientifica,
- poi l’autorizzazione formale,
- e l’inclusione nell’elenco dei nuovi alimenti autorizzati.
Nel caso del CBD, lo stallo è totale: più di 200 domande sarebbero state presentate a Bruxelles, ma pochissime sono state effettivamente valutate, e nessuna autorizzazione generale è stata concessa.
⚠ Punto controverso: storicamente, Novel Food si rivolgeva solo agli isolati di CBD, ma l’amministrazione francese tende ora a estendere questa lettura a tutti gli estratti che dichiarano la presenza di cannabinoidi, compresi quelli a spettro completo.
🔬 EFSA: una soglia “provvisoriamente sicura” a 2 mg/giorno
Nel febbraio 2026, l’EFSA ha pubblicato un atteso aggiornamento sulla sicurezza del CBD. Conclusione: la sicurezza del CBD negli alimenti non può essere stabilita sulla base dei dati disponibili.
→ Valore provvisoriamente sicuro: 0,0275 mg/kg/die, o circa 2 mg/die per un adulto di 70 kg.
Questa soglia si applica solo all’interno di un quadro molto rigido:
- CBD isolato,
- purezza ≥ 98%,
- assenza di nanoparticelle,
- procedure che escludono la genotossicità.
La maggior parte dei prodotti commercializzati in Francia (oli a spettro completo, gommosi, prodotti arricchiti) non rientrano in questo campo.
Organo bersaglio primario: fegato (epatotossicità). Incertezze identificate su:
- riproduzione,
- gravidanza,
- sviluppo neurologico,
- interazioni farmacologiche.
🧪 ARfD: perché la soglia del THC a 1 μg/kg è contestata
La ARfD (Acute Reference Dose) è una dose acuta di riferimento utilizzata per valutare un rischio per la salute legato a un’esposizione una tantum. L’EFSA ha fissato una DAR a:
→ 1 μg/kg di peso corporeo per il THC.
Questa cifra viene spesso presentata come una soglia europea applicabile a tutti gli alimenti. Ma ci sono diversi punti che indeboliscono questo utilizzo:
- proviene da una consulenza scientifica non vincolante,
- è stato costruito in un contesto specifico (prodotti lattiero-caseari in particolare),
- non è stato recepito in un regolamento armonizzato.
⚠ Questa soglia è utilizzata come standard, mentre non è legalmente uno standard.