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In Brasile, alcuni ricercatori hanno messo a punto un innovativo collirio a base di CBD

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I ricercatori dell’Università di San Paolo (USP) in Brasile hanno messo a punto una formula innovativa di collirio a base di cannabidiolo (CBD) che potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche in oftalmologia.

Questo progetto, condotto presso il campus di Ribeirão Preto dell’USP, riunisce scienziati della Facoltà di Medicina di Ribeirão Preto (FMRP) e della Facoltà di Scienze Farmaceutiche (FCFRP).

Il loro obiettivo è affrontare una sfida persistente nel campo della cura degli occhi: trattare l’infiammazione e il dolore oculare cronico senza esporre i pazienti agli effetti indesiderati potenzialmente gravi delle terapie esistenti.

I corticosteroidi, spesso prescritti per le patologie oculari infiammatorie, possono contribuire alla formazione della cataratta e all’aumento della pressione intraoculare, in particolare in caso di uso prolungato.

Il team brasiliano spera che una nanoemulsione a base di CBD possa, a lungo termine, rappresentare un’alternativa, anche se saranno necessarie ulteriori prove per stabilirne la sicurezza a lungo termine e l’efficacia clinica.

Una nanotecnologia progettata per migliorare la somministrazione del CBD

L’innovazione risiede non solo nell’uso del cannabidiolo, ma anche nella tecnologia sviluppata per somministrarlo. I ricercatori hanno creato una nanoemulsione, una formulazione contenente goccioline estremamente piccole che facilitano il trasporto dei principi attivi verso i tessuti biologici.

La somministrazione di composti terapeutici nell’occhio è particolarmente difficile, poiché le barriere protettive naturali limitano la penetrazione dei farmaci. Secondo Eduardo Melani Rocha, professore presso la Facoltà di Medicina dell’USP e uno dei ricercatori coinvolti, la formulazione è stata concepita per superare questo ostacolo.

«La nanoemulsione è una strategia volta a garantire che il farmaco penetri efficacemente nel tessuto oculare e venga rilasciato in modo graduale.»

Questo approccio mira a migliorare la distribuzione del CBD all’interno dei tessuti oculari, consentendo al contempo che i suoi effetti si manifestino progressivamente. I ricercatori sottolineano inoltre la presenza, nell’occhio, di recettori che interagiscono con le vie di segnalazione legate ai cannabinoidi, il che fornisce una giustificazione biologica allo studio delle proprietà antinfiammatorie e analgesiche del CBD.

Primi risultati incoraggianti, ma sono necessarie ulteriori prove

Questo progetto si basa su anni di ricerca dedicati al potenziale terapeutico dei cannabinoidi condotta presso l’USP. Combinando competenze oftalmologiche con la ricerca nella formulazione farmaceutica, il team ha studiato questa tecnologia attraverso studi preclinici e clinici sull’uomo, secondo quanto riferito dall’università.

I primi risultati suggeriscono che la nanoemulsione potrebbe causare meno irritazione rispetto ad alcune formulazioni alternative. I ricercatori hanno inoltre segnalato un potenziale effetto sulla pressione intraoculare, un parametro importante in oftalmologia, in particolare per i pazienti affetti da patologie legate al glaucoma.

Nonostante queste prospettive promettenti, i colliri al CBD dell’USP non sono ancora disponibili in commercio.

I ricercatori hanno depositato una domanda di brevetto presso l’Istituto nazionale della proprietà industriale (INPI) del Brasile, mentre i risultati scientifici sono stati sottoposti all’American Journal of Ophthalmology. Rimarrà poi da trovare partner farmaceutici in grado di occuparsi della produzione, delle procedure normative e della potenziale commercializzazione.

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