Dopo diversi mesi di consultazioni e lavori tecnici, un rapporto redatto nell’ambito della National Agency for Drug Control (NADC) dovrebbe essere trasmesso al Primo Ministro mauriziano questa settimana. Secondo quanto riportato il 7 settembre da Lexpress.mu, le sue conclusioni dovrebbero in particolare raccomandare una depenalizzazione delle droghe.
Tre opzioni prese in considerazione già dalla primavera
All’inizio del 2026, la NADC aveva annunciato la preparazione di una consultazione pubblica dedicata al futuro della politica in materia di cannabis. All’epoca venivano esaminati tre scenari: la depenalizzazione, la decriminalizzazione e una legalizzazione accompagnata da un quadro normativo. Concetti apparentemente simili, ma che nascondono realtà giuridiche diverse: la nostra guida permette di fare il punto.
In quella fase non era stata ancora definita alcuna linea d’azione definitiva. Il governo avrebbe dovuto pronunciarsi dopo l’analisi di un gruppo di lavoro composto, tra l’altro, da ricercatori, rappresentanti delle autorità giudiziarie, ONG ed esperti tecnici.
A maggio, la NADC ha avviato ufficialmente questo progetto. I lavori dovevano riguardare gli usi ricreativi e medici, il potenziale industriale, nonché le conseguenze sociali e culturali della legislazione vigente. Particolare attenzione è stata riservata agli effetti della criminalizzazione su alcune popolazioni, in particolare i Rastafari.
La consultazione pubblica, organizzata in primavera e successivamente estesa a diverse categorie della popolazione, doveva consentire di confrontare i dati scientifici con le realtà vissute sul campo.
A luglio, un primo elemento della riforma si delineava attorno al Drug Users Administrative Panel (DUAP). Istituito dal Dangerous Drugs (Amendment) Act 2022, questo dispositivo consente, a determinate condizioni, di indirizzare le persone arrestate per possesso a scopo personale verso un programma di trattamento piuttosto che verso un procedimento giudiziario tradizionale.
Tuttavia, il meccanismo presenta una grave lacuna: la legge non stabilisce una soglia precisa che consenta di distinguere un consumatore da una persona sospettata di spaccio. La decisione si basa quindi in larga misura sulla valutazione delle circostanze e sul giudizio delle autorità competenti.
Questa assenza di una soglia legale è denunciata da diversi attori del settore, che chiedono maggiori garanzie, trasparenza e prevedibilità nell’applicazione del dispositivo.
Un rapporto ora favorevole alla depenalizzazione
Il rapporto finale, elaborato da un gruppo tecnico di 12 esperti sotto la guida del CEO della NADC, Kunal Naik, sembra ora andare oltre una semplice modifica del DUAP.
Gli specialisti hanno in particolare studiato le conseguenze dell’attuale politica sul sistema carcerario. Secondo i dati esaminati, circa l’80% delle persone incarcerate per reati legati alla droga lo sono per possesso e non per spaccio. Una constatazione che alimenta la riflessione sull’adeguatezza di una risposta prevalentemente penale al consumo di droga.
Il gruppo ha inoltre confrontato le esperienze di diversi paesi e valutato la capacità delle istituzioni giudiziarie, sanitarie e sociali mauriziane di sostenere un’eventuale riforma.
La raccomandazione esatta e la sua portata rimangono tuttavia da definire. Ne sapremo di più una volta che il rapporto sarà stato trasmesso al Primo Ministro.
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