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Cannabis e CBD: ora la patente può essere revocata anche senza un risultato positivo al test

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Ritiro della patente per droga
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Dal 20 agosto 2026, la legge RIPOST ha introdotto un nuovo reato nel Codice della strada: la guida dopo un «uso manifesto» di stupefacenti. La sua particolarità? A differenza del classico reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, la sua configurazione non si basa necessariamente su un risultato positivo all’analisi della saliva o del sangue.

Un conducente può quindi essere sospettato sulla base del proprio comportamento o del proprio aspetto e, soprattutto, subire un sequestro e successivamente una sospensione amministrativa della patente prima ancora di essere stato giudicato. Anche se nega di aver consumato alcunché.

Un nuovo reato di «uso manifesto» di stupefacenti

La legge RIPOST, promulgata il 18 agosto 2026, ha istituito l’articolo L. 237-1 del Codice della strada. Quest’ultimo punisce d’ora in poi il fatto di guidare «dopo aver manifestamente fatto uso di sostanze o piante classificate come stupefacenti».

Il reato è punito con tre anni di reclusione e una multa di 9.000 euro. Una condanna comporta inoltre, di diritto, la perdita della metà del numero massimo di punti della patente di guida.

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Questa nuova infrazione si distingue soprattutto da quella già prevista per i consumatori di cannabis controllati al volante.

Per la guida dopo l’uso di stupefacenti, l’articolo L. 235-1 prevede che l’uso debba risultare da un’analisi salivare o ematica. Non importa quindi se il conducente presenti o meno segni di alterazione delle proprie capacità: è sufficiente la presenza dello stupefacente. Con l’«uso manifesto», il ragionamento è diverso.

Non è necessaria un’analisi positiva

La valutazione d’impatto della legge RIPOST spiega che questo nuovo reato riprende, sul piano probatorio, la logica della guida in stato di ebbrezza manifesta. Si tratta quindi, per i poliziotti o i gendarmi, di constatare segni che consentano di ritenere che il conducente abbia manifestamente consumato: il suo comportamento, il suo atteggiamento o anche il suo aspetto.

Lo stesso Consiglio di Stato aveva rilevato, durante l’esame del progetto di legge, che la caratterizzazione oggettiva di questo nuovo reato non implicava la necessità di accertare la presenza di tali sostanze nell’organismo.

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È proprio questa la particolarità di questo nuovo reato: un’analisi tossicologica positiva non è, di per sé, una condizione prevista dall’articolo L. 237-1.

Ciò non significa tuttavia che i test salivari scompariranno dai controlli stradali. Essi rimangono previsti dal Codice della strada e possono essere effettuati, in particolare, quando sussistono motivi plausibili per sospettare che un conducente abbia consumato stupefacenti.

Ma il nuovo reato apre un’altra strada, basata sui segni constatati dalle forze dell’ordine.

Si può essere sanzionati semplicemente perché si hanno gli occhi arrossati?

È ovviamente la domanda che solleva un concetto così soggettivo come quello di «uso manifesto».

La legge non fornisce alcun elenco di sintomi che consentano di concludere che un conducente abbia consumato cannabis o un altro stupefacente.

Occhi arrossati, pupille dilatate, un comportamento insolito o difficoltà nell’esprimersi potrebbero far parte delle constatazioni riportate dagli agenti di polizia. Ma nessuno di questi segni, da solo, prova il consumo.

Gli occhi arrossati possono essere causati da un’allergia, un’irritazione, le lenti a contatto o una notte insonne. Lo stress può alterare il comportamento di una persona durante un controllo. Anche alcuni farmaci possono provocare sintomi simili a quelli associati alle droghe.

Avere gli occhi arrossati non significa quindi automaticamente essere colpevoli di uso manifesto di stupefacenti.

Per emettere una condanna, un tribunale dovrà ritenere che gli elementi del fascicolo configurino effettivamente il reato. E poiché la disposizione è appena entrata in vigore, bisognerà attendere le prime sentenze per sapere dove i tribunali fisseranno il limite.

Il problema è che, tra il controllo stradale e un’eventuale sentenza, il conducente può già subire conseguenze ben concrete.

La patente può essere sospesa prima del processo

La legge RIPOST non si è limitata a creare una nuova infrazione. Ha anche modificato le norme relative alla patente di guida. Il Codice della strada consente il ritiro della patente quando sussistono uno o più motivi plausibili per sospettare che un conducente abbia fatto uso di stupefacenti.

La legge prevede ora anche la sospensione amministrativa della patente quando questa è stata ritirata a seguito di un’infrazione al codice della strada nonostante «l’uso o il consumo manifesto» di cui al nuovo articolo L. 237-1.

Tale decisione amministrativa viene presa prima della sentenza penale.

Si può quindi teoricamente arrivare a una situazione piuttosto sconcertante: un conducente non ha consumato alcuna sostanza stupefacente, ma le forze dell’ordine interpretano diversi segni fisici o comportamentali come manifestazioni di un consumo. La sua patente viene ritirata, viene avviato un procedimento per uso manifesto e viene pronunciata una sospensione amministrativa.

Il tribunale potrà poi ritenere che gli elementi fossero insufficienti e non condannarlo. Nel frattempo, tuttavia, il conducente avrà potuto essere privato del diritto di guidare.

E se il test salivare fosse negativo?

Il caso rischia di arrivare rapidamente in tribunale. Un risultato negativo al test costituirebbe ovviamente un elemento fondamentale a favore di un conducente perseguito che afferma di non aver consumato nulla. Ma l’articolo L. 237-1 non prevede che un test negativo impedisca automaticamente di configurare l’uso manifesto.

Questo proprio perché il nuovo reato non si basa sullo stesso meccanismo della guida sotto l’effetto di stupefacenti. Bisognerà quindi vedere come i tribunali tratteranno una situazione in cui le osservazioni degli agenti suggeriscono un consumo mentre un test non rileva nulla.

Con RIPOST, l’aspetto del conducente conta ormai

La legge non consente quindi di ridurre la situazione a «occhi arrossati = patente ritirata». Né una semplice impressione della polizia equivale a una condanna: questa rimane di competenza della giustizia.

RIPOST introduce tuttavia un cambiamento significativo. Finora la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti era disciplinata da un regime basato essenzialmente sull’individuazione della sostanza. Il nuovo concetto di «uso manifesto» consente ora di configurare un’altra infrazione sulla base di segni esteriori constatati dalle forze dell’ordine.

E le conseguenze amministrative possono avere inizio ben prima che un giudice si pronunci. È questo che rende il dispositivo delicato: un conducente che non ha consumato nulla può, in teoria, essere coinvolto nel procedimento se il suo stato viene interpretato come quello di una persona che ha fatto uso di stupefacenti.

I prossimi mesi ci diranno soprattutto quali indizi i tribunali riterranno sufficientemente probanti per trasformare un sospetto in «uso manifesto».

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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