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La Duchessa del Dank, ovvero la scienza e l’anima dell’hashish

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Per The Dank Duchess la cannabis non è né un numero né un’operazione di marketing. Riconosciuta a livello internazionale come consulente, coltivatrice ed educatrice di hashish, in più di vent’anni si è costruita una credibilità basata su resina, pazienza e trasmissione di conoscenze.

Un ingresso tardivo ma fondamentale nella cannabis

Nata e cresciuta a New York, The Dank Duchess non si è avvicinata alla cannabis per spirito di ribellione o per il fascino dei miti della controcultura. Laureata alla Howard University, dove ha studiato matematica e psicologia, ha scoperto la cannabis solo a venticinque anni. Questa prima esperienza le ha aperto gli occhi. Racconta come sia passata da una visione rigida e binaria del mondo a una percezione fatta di sfumature e continuità: un cambiamento sia intellettuale che sensoriale, che avrebbe lasciato un segno duraturo nel suo rapporto con la pianta.

Per diversi anni ha coltivato cannabis a Miami, in un contesto in cui ogni gesto rimaneva condizionato dalla paura della repressione. Il peso del proibizionismo l’ha infine soffocata. Così si è diretta verso ovest, attratta da Oakland, dal suo clima più mite, ma soprattutto da un quadro giuridico che offriva un raro spazio di respiro. Lì è sbocciata in tutto il suo potenziale, sia come coltivatrice, sia come autrice, sia come attenta osservatrice di un’industria della cannabis in piena trasformazione

Incontro con Frenchy Cannoli, un atto fondativo

Eppure, fu un incontro casuale a cambiare la sua traiettoria. Incrociando la strada con Frenchy Cannoli, figura tutelare dell’hashish tradizionale, scopre quasi per caso questo prodotto che pensava di conoscere. All’inizio scettica, non attratta dall’idea di produrre lei stessa l’hashish, accetta comunque di provarci. Nel settembre 2014, il giorno in cui ha pressato il suo primo lotto, ogni esitazione è scomparsa. In quel preciso momento ha capito che l’hashish non sarebbe stato un capitolo secondario del suo percorso, ma la sua lingua principale.

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“È stato in quel momento”, dice, che produrre hashish è diventato inevitabile.

Sotto la tutela di Frenchy, ha imparato la disciplina tattile e quasi meditativa della lavorazione tradizionale della resina. Ma soprattutto ha assimilato una filosofia: l’hashish come espressione del terroir, dell’artigianato e del tempo. Da lì ha iniziato a documentare i produttori di hashish in diverse regioni, imparando a lavare, pressare, assaggiare e ascoltare.

Scrivere hashish come scrivere vino

Da allora, ha scritto più di 100.000 parole sull’hashish, tracciando il profilo di coltivatori e trasformatori con una precisione sensoriale più comune nel giornalismo enologico che nei media sulla cannabis. I suoi articoli, in particolare quelli pubblicati su Weed World, rivelano un approccio sia tecnico che profondamente personale. Sia che descriva la lucentezza satinata della resina ben pressata o il modo in cui certi profili terpenici influenzano l’umore, la sua scrittura insiste sul fatto che l’hashish dovrebbe essere sperimentato, non astratto.

Questa enfasi sull’esperienza definisce anche il suo lavoro di consulente. Oggi, The Dank Duchess viaggia a livello internazionale, consigliando sia le piccole aziende agricole che le grandi strutture sui processi di produzione dell’hashish, sull’ottimizzazione della qualità e sulla selezione della resina. È anche uno stimato giudice in occasione di concorsi di cannabis e di hashish, dove il suo ruolo non è solo quello di valutare, ma di difendere gli standard che sono sempre più minacciati dalle scorciatoie industriali.

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L’educazione rimane al centro della sua missione. Attraverso social network, podcast, articoli e conferenze pubbliche, ha sensibilizzato centinaia di migliaia di persone su cannabis, hashish e psichedelici. Il suo tono preciso, calmo e mai accondiscendente ha avuto particolare risonanza tra il pubblico femminile e quello dei neurodiversi, spesso messi da parte nei discorsi sulla cannabis.

Legittimità contro legalità

Il suo viaggio non è stato facile. Durante gli anni trascorsi nella scena illegale spagnola ricca di hashish, è stata arrestata e poi accusata dalle autorità statunitensi di traffico internazionale, prima di essere infine assolta. Invece di ridurla al silenzio, questa prova ha rafforzato la sua convinzione che legittimità e legalità non vanno sempre di pari passo.

Ora, tornata a New York, continua a insegnare, consigliare e creare, sviluppando contenuti educativi accessibili e difendendo una cultura della cannabis che onora le sue radici e allo stesso tempo si impegna criticamente con la regolamentazione.

Il suo motto riassume la sua filosofia: “Il fiore della cannabis alimenta il mio potere. La mia nicchia è l’hashish”

In un mercato globale in rapida espansione, Dank Duchess ci ricorda che alcune conoscenze possono essere tramandate solo di mano in mano, di resina in resina.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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