La Francia si conferma la forza trainante della canapa industriale in Europa. Secondo un rapporto di FranceAgriMer, in pochi anni il Paese è diventato il principale esportatore europeo di materie prime di canapa, segnando una svolta per un settore storicamente concentrato sul mercato interno.
Fino alla campagna 2021/2022, le esportazioni francesi di canapa erano marginali, con appena 415 tonnellate spedite, principalmente in Canada. Ma la situazione è cambiata radicalmente a partire dal 2022/2023. Le esportazioni francesi hanno raggiunto quasi 48.000 tonnellate nel 2023/2024 e sono destinate a rimanere ad un livello simile nel 2024/2025, con il 72% destinato ai Paesi dell’Unione Europea.
La produzione domina ampiamente l’Europa
Con 22.600 ettari coltivati nel 2024 e circa 1.550 produttori, la Francia rappresenta ora più della metà della superficie europea dedicata alla canapa. Il Paese è anche considerato il secondo produttore mondiale di canapa industriale dopo la Cina.
La regione del Grand Est rimane il cuore storico di questa produzione, concentrando quasi la metà della superficie nazionale, in particolare nei dipartimenti dell’Aube e della Marna. L’industria si basa su sette mulini per la canapa sparsi nel nord del Paese, consentendo un modello integrato in cui la coltivazione e la lavorazione rimangono geograficamente vicine.
Lo sviluppo del settore fa parte di una dinamica di lungo periodo. La superficie coltivata è raddoppiata in dieci anni e la Francia continua a investire nella selezione delle piante, in particolare per migliorare la resa delle fibre e ridurre i livelli di THC.
Tessili e fibre al centro della produzione
Mentre la pianta ha molti sbocchi, la fibra di canapa rimane il segmento economicamente più strategico. Secondo i dati di InterChanvre, rappresenta solo il 28% del peso dei prodotti trasformati ma genera il 50% del valore economico del settore.
Questo valore aggiunto sta spingendo gli operatori francesi a rafforzare le applicazioni legate ai tessuti, ai materiali compositi o addirittura all’isolamento. Attualmente si stanno sviluppando sperimentazioni dedicate al settore tessile per sostenere la rilocalizzazione delle fibre naturali in Europa.
La cengia, la parte centrale dello stelo, viene utilizzata principalmente per le lettiere degli animali, per l’edilizia o per la pacciamatura, mentre i semi sono utilizzati nell’alimentazione umana e animale, in particolare sotto forma di olio o di proteine. Anche la polvere della lavorazione viene recuperata per la produzione di energia o per il compost.
Il rapporto specifica anche la maggiore separazione tra la canapa industriale e le attività legate ai cannabinoidi. Dal gennaio 2024, l’associazione interprofessionale InterChanvre, da sempre attenta a tenersi lontana dall’industria del CBD, ha ufficialmente escluso i fiori dal proprio ambito di applicazione.
Al di là delle questioni economiche, la canapa trae vantaggio dalle sue qualità agronomiche. La coltura richiede pochi input, generalmente non necessita di irrigazione e richiede pochissimi trattamenti fitosanitari. Il suo apparato radicale migliora anche la struttura del suolo per le colture successive. Secondo i dati forniti dall’industria, un ettaro di canapa potrebbe anche immagazzinare fino a 15 tonnellate di CO2.