Cannabis in Spagna

Spagna: la cannabis terapeutica arriva in una cinquantina di ospedali

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A un anno dall’adozione del quadro normativo, circa cinquanta ospedali pubblici e privati spagnoli dovrebbero poter disporre di preparati standardizzati a base di cannabis.

Dopo anni di dibattiti e ritardi normativi, la cannabis terapeutica inizia finalmente a trovare il suo posto nel sistema sanitario spagnolo. Il Paese sta passando gradualmente dai testi legislativi alla loro applicazione concreta, con l’arrivo di preparati la cui composizione è definita con precisione, sottoposti a controlli di qualità e destinati esclusivamente all’uso ospedaliero.

Secondo EL PAÍS, l’azienda Curaleaf prevede di iniziare a distribuire i propri preparati standardizzati a base di cannabis nella settimana del 19 ottobre 2026, in circa cinquanta ospedali pubblici e privati in tutto il Paese.

Lo scorso luglio, il gruppo aveva annunciato la registrazione di due prodotti presso l’Agenzia spagnola per i medicinali e i prodotti sanitari (AEMPS), tramite la sua filiale spagnola Medalchemy.

Questo arrivo non significa tuttavia che la cannabis terapeutica diventi accessibile a tutti i pazienti. La Spagna ha scelto un modello particolarmente regolamentato, limitato all’ambito ospedaliero e destinato a persone affette da patologie specifiche, nei casi in cui le terapie convenzionali si siano rivelate insufficienti o inadeguate.

Un’altra particolarità: ai pazienti non verranno somministrati né fiori di cannabis né estratti grezzi. Le farmacie ospedaliere avranno il compito di preparare soluzioni orali personalizzate, contenenti concentrazioni determinate di THC e CBD, adattate alle esigenze di ciascun paziente.

Dal decreto alle prime prescrizioni: come funzionerà la cannabis terapeutica in Spagna?

Il decreto reale 903/2025, adottato nell’ottobre 2025, ha gettato le basi per l’uso medico di preparati standardizzati a base di cannabis in Spagna. Un anno dopo, la pubblicazione di una monografia specifica nel Formulario nazionale, insieme alla registrazione dei primi estratti, consente ora di prevedere il loro effettivo utilizzo nelle strutture ospedaliere.

Il percorso del paziente si articolerà in diverse fasi. Un medico specialista dovrà innanzitutto valutare la sua situazione clinica e determinare se sia giustificato un trattamento a base di cannabis. Se i criteri sono soddisfatti, potrà prescrivere una preparazione magistrale specificando in particolare la composizione e le concentrazioni di cannabinoidi.

La farmacia ospedaliera preparerà quindi il medicinale a partire dagli estratti registrati, prima di consegnarlo al paziente secondo le modalità previste dalla normativa.

L’obiettivo è sostituire i prodotti di composizione incerta con preparati farmaceutici standardizzati, con tenori noti di THC e CBD, e che soddisfino i requisiti di qualità e tracciabilità.

Nel luglio 2026, Curaleaf ha annunciato la registrazione di due preparati standardizzati presso l’AEMPS. Denominati CAN-1 e CAN-2, si distinguono per il loro profilo cannabinoide: uno è composto principalmente da THC, mentre l’altro presenta una predominanza di CBD. Secondo l’azienda, si trattava dei primi preparati registrati nell’ambito della nuova normativa spagnola.

Questi estratti non saranno somministrati direttamente ai pazienti. Serviranno come materie prime per le farmacie ospedaliere, che prepareranno soluzioni orali la cui concentrazione e posologia saranno adattate a ciascuna prescrizione.

Questo sistema dovrebbe consentire un migliore controllo delle dosi somministrate, garantire una certa omogeneità tra i preparati e facilitare il monitoraggio medico.

La registrazione di questi prodotti non costituisce tuttavia un’autorizzazione generale all’uso della cannabis a fini terapeutici. Né significa che la sua efficacia sia stata dimostrata per tutte le patologie.

Quattro indicazioni mediche e condizioni di accesso rigorose

Il sistema spagnolo si basa attualmente su quattro indicazioni terapeutiche:

  • La spasticità associata alla sclerosi multipla
  • Alcune forme gravi di epilessia refrattaria
  • Nausea e vomito causati dalla chemioterapia
  • I dolori cronici refrattari

In ciascuno di questi casi, i preparati a base di cannabis sono considerati un’opzione terapeutica di ultima istanza. Potranno essere prescritti quando i farmaci autorizzati non hanno apportato benefici sufficienti, hanno causato effetti indesiderati inaccettabili o quando non è disponibile alcuna alternativa adeguata.

La prescrizione sarà riservata esclusivamente ai medici specialisti che esercitano in ambito ospedaliero. Ogni decisione dovrà basarsi su una valutazione individuale, documentata nella cartella clinica del paziente, che tenga conto dei trattamenti precedenti, dei benefici attesi e dei potenziali rischi.

La normativa prevede inoltre diverse precauzioni specifiche. Nei bambini e negli adolescenti sono da preferire le formulazioni a prevalenza di CBD, tenendo conto dei potenziali effetti del THC sullo sviluppo neurocognitivo.

I trattamenti sono inoltre controindicati durante la gravidanza e durante l’allattamento, nonché nelle persone con determinati antecedenti psichiatrici, in particolare una storia personale o familiare di schizofrenia o di altri disturbi psicotici.

Dispensazione esclusivamente ospedaliera

Come precisa EL PAÍS, i preparati saranno dispensati esclusivamente dalle farmacie ospedaliere. Non saranno quindi disponibili nelle farmacie comunitarie, contrariamente a quanto avviene in alcuni altri paesi europei. Il decreto lascia tuttavia un margine di manovra alle comunità autonome spagnole, che potranno organizzare sistemi di distribuzione a distanza per determinati pazienti. Tali misure potranno riguardare in particolare le persone dipendenti, vulnerabili, esposte a rischi particolari o che vivono lontano da una struttura ospedaliera.

Oltre alla somministrazione, il monitoraggio medico costituirà un elemento centrale del sistema. Sebbene i cannabinoidi presentino un interesse terapeutico in determinate situazioni, i dati scientifici rimangono variabili a seconda delle patologie, delle formulazioni e dei profili dei pazienti. I medici dovranno quindi rivalutare regolarmente l’efficacia dei trattamenti, la loro tollerabilità e l’opportunità di proseguirli.

Anche la formazione degli operatori sanitari rappresenterà una sfida importante. La disponibilità di preparati standardizzati non è sufficiente: le équipe mediche dovranno essere in grado di identificare i pazienti che potrebbero trarne beneficio, di adattare le dosi e di documentare i risultati clinici.

Finanziamento, disponibilità: le questioni ancora in sospeso

Sebbene il quadro normativo sia ormai definito, permangono diverse incertezze riguardo alla sua applicazione sul campo. La prima riguarda il finanziamento dei trattamenti. Secondo le indicazioni fornite dai rappresentanti di Curaleaf, i preparati potrebbero essere finanziati attingendo dai bilanci degli ospedali pubblici. Il decreto non prevede tuttavia un meccanismo di copertura specifica e uniforme per tutte le strutture.

Nel settore privato, le modalità di finanziamento dipenderanno dalle condizioni specifiche di ciascuna struttura e dalla situazione del paziente. Resta quindi da determinare se tali disposizioni consentiranno un accesso effettivo alle terapie a tutte le persone che soddisfano i criteri medici.

Si pone inoltre la questione della disponibilità. Curaleaf prevede, in una prima fase, di rifornire una cinquantina di ospedali pubblici e privati. L’estensione al resto del territorio dovrebbe poi avvenire gradualmente, in base alle esigenze espresse dalle strutture e alla loro organizzazione logistica. Secondo EL PAÍS, l’AEMPS ha già comunicato agli ospedali che non è necessaria alcuna autorizzazione aggiuntiva per ordinare i preparati registrati.

Ciò non garantisce tuttavia una disponibilità immediata in tutte le strutture. L’accesso effettivo alla cannabis terapeutica potrebbe quindi variare da un ospedale all’altro, almeno durante le prime fasi dell’implementazione.

Un modello più restrittivo rispetto ad altri paesi europei

Con questa normativa, la Spagna si unisce ai paesi europei che hanno introdotto l’accesso legale alla cannabis terapeutica, pur adottando un approccio relativamente prudente. In Germania, i pazienti possono accedere alla cannabis terapeutica in un contesto più ampio, con la possibilità di riceverla in farmacia.

Anche il Regno Unito applica delle restrizioni, in particolare per quanto riguarda la prescrizione, riservata ad alcuni medici specialisti.

La Spagna si distingue per la scelta di concentrare l’intero sistema attorno alle strutture ospedaliere, dalla prescrizione alla preparazione e alla dispensazione dei trattamenti.

Questo modello mira a rafforzare il controllo medico e farmaceutico, ma potrebbe anche limitare l’accesso dei pazienti, in particolare nelle regioni in cui l’offerta ospedaliera specializzata è meno sviluppata.

Un passo avanti atteso, ma i cui effetti restano da valutare

Per le associazioni di pazienti che da anni chiedono l’accesso legale alla cannabis terapeutica, l’arrivo di questi preparati rappresenta un cambiamento significativo. Il servizio di EL PAÍS testimonia queste aspettative, riportando al contempo le riserve degli operatori sanitari che insistono sulla necessità di rafforzare le conoscenze scientifiche e la formazione dei medici prescrittori.

L’istituzione di un circuito legale, controllato e sotto supervisione medica costituisce un importante passo avanti per le persone che, fino ad ora, non disponevano di questa possibilità terapeutica nel contesto ospedaliero spagnolo.

Ma rimangono diversi interrogativi: quanti pazienti potranno realmente beneficiare di questi trattamenti? Con quale rapidità verranno riforniti gli ospedali? E le modalità di finanziamento consentiranno un accesso equo su tutto il territorio? E quanti pazienti potranno trarne beneficio?

I prossimi mesi dovrebbero fornire le prime risposte.

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