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Nuova Caledonia: la giustizia apre la strada al ritorno del CBD

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Il tribunale amministrativo della Nuova Caledonia ha appena posto fine alla politica restrittiva del governo sul CBD. Annullando il divieto generale di importazione e richiedendo la rimozione del cannabidiolo dall’elenco delle sostanze tossiche, la giustizia apre la strada a un’evoluzione del mercato locale. Una decisione che solleva tuttavia interrogativi sulla tracciabilità e sulla sicurezza dei prodotti.

Il tribunale amministrativo smentisce il governo della Nuova Caledonia

Il CBD in Nuova Caledonia potrebbe presto beneficiare di un quadro normativo meno restrittivo. In due sentenze emesse a metà ottobre 2026, il tribunale amministrativo ha dato ragione alla società CB Weed, che contestava diverse restrizioni imposte dal governo territoriale.

I magistrati hanno annullato il divieto generale di importare prodotti contenenti cannabidiolo e hanno ordinato alle autorità di rimuovere il CBD dall’elenco delle sostanze velenose entro due mesi dalla notifica delle sentenze.

Per difendere la propria normativa, il governo aveva invocato, in particolare, preoccupazioni di natura sanitaria. Argomenti ritenuti insufficienti a giustificare un divieto così ampio, mentre si potrebbero prevedere misure di controllo più proporzionate.

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L’ente dovrà inoltre versare 400.000 franchi CFP (3.500 €) a CB Weed a titolo di spese processuali, ripartite tra i due procedimenti. Ha due mesi di tempo per presentare ricorso.

Una vittoria per CB Weed, ma non ancora una liberalizzazione del mercato

All’origine di questa battaglia legale, Didier Lamielle, dirigente di CB Weed, intende sviluppare la commercializzazione di prodotti contenenti CBD. L’azienda spera ora di recuperare le merci sequestrate e di riprendere le proprie attività commerciali.

Le decisioni del tribunale non costituiscono un’autorizzazione immediata e incondizionata alla vendita di CBD in Nuova Caledonia.

Il governo mantiene la possibilità di stabilire nuove norme che disciplinino l’importazione, la composizione e la distribuzione dei prodotti. Le modalità di applicazione delle sentenze saranno quindi determinanti per gli operatori economici.

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Dalla classificazione come stupefacente al divieto di importazione

La situazione normativa del cannabidiolo sul territorio ha subito diversi capovolgimenti dal 2018, anno in cui la molecola era stata classificata tra gli stupefacenti. Nel 2023 e poi nel 2024, diversi rappresentanti politici indipendentisti e lealisti avevano chiesto una revisione di tale classificazione, in particolare per allineare la normativa caledoniana a quella applicabile nella Francia metropolitana.

Nell’aprile 2025, il governo aveva infine ritirato il CBD dall’elenco degli stupefacenti, inserendolo tuttavia tra le sostanze velenose, indipendentemente dalla sua forma di presentazione. Tale decisione manteneva un rigoroso controllo medico, consentendo al contempo, in particolare, l’importazione farmaceutica dell’Epidyolex, un farmaco contenente cannabidiolo prescritto in alcuni casi di epilessia grave.

Nel dicembre 2025, un ulteriore inasprimento aveva vietato l’importazione di prodotti contenenti CBD, ad eccezione dei medicinali autorizzati. È proprio questo quadro normativo che le sentenze dell’ottobre 2026 stanno mettendo a rischio.

Tracciabilità e cannabinoidi sintetici al centro delle preoccupazioni

Se da un lato gli operatori del settore intravedono nuove opportunità, dall’altro un’eventuale apertura del mercato caledoniano del CBD solleva anche la questione del controllo dei prodotti importati. Frédéric Gérard, presidente del Sindacato della canapa della Nuova Caledonia, non si oppone ai microfoni di la1ère sul principio delle importazioni, ma insiste sulla necessità di garantire una rigorosa tracciabilità.

La questione riguarda in particolare la potenziale presenza di cannabinoidi sintetici in alcuni prodotti, una problematica che affligge il mercato francese.

Controlli analitici, trasparenza sulle composizioni e identificazione dei fornitori potrebbero così diventare elementi centrali del futuro dispositivo.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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