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Dal boom dei dispensari all’approccio puramente medico: la Thailandia rivede la propria politica sulla cannabis

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La Thailandia punta sulla cannabis terapeutica
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Quattro anni dopo aver aperto una strada senza precedenti in Asia, la Thailandia si appresta a regolamentare in modo più chiaro gli usi autorizzati della cannabis nel Paese. Il governo thailandese ha approvato un disegno di legge volto a limitarne l’uso a fini medici e di ricerca, ponendo progressivamente fine al mercato non medico che si è sviluppato dopo la depenalizzazione del 2022.

Il testo, che deve ancora essere esaminato dalla Camera dei rappresentanti, mira soprattutto a colmare le lacune normative emerse dopo la rimozione della cannabis dall’elenco nazionale degli stupefacenti. Una decisione che aveva portato all’apertura di migliaia di dispensari nel Paese.

La cannabis riservata agli usi medici

Presentato dal ministro della Sanità pubblica Pattana Promphat, il progetto prevede che la cannabis e i suoi estratti possano essere utilizzati per trattamenti sotto la supervisione di professionisti sanitari autorizzati, nonché per la ricerca medica.

Il ministro riassume la filosofia del testo con un principio: «La cannabis deve essere utilizzata a fini medici e per motivi di salute, e non a fini ricreativi».

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Secondo il governo, questa nuova legislazione mira in particolare a rafforzare la tutela dei minori e a limitare gli usi considerati abusivi. Pattana Promphat afferma che il progetto è il risultato di una valutazione d’impatto normativo e di consultazioni pubbliche.

Un comitato nazionale dedicato alla cannabis, presieduto dal ministro della Sanità pubblica, sarebbe inoltre incaricato di definire le politiche e le misure di applicazione.

Licenze triennali per la filiera

La riforma introduce un sistema di licenze triennali per la coltivazione, la produzione, l’importazione, l’esportazione e la vendita di fiori ed estratti di cannabis. I coltivatori dovranno inoltre registrare i propri siti affinché le autorità possano identificarli e controllarli.

È previsto un regime diverso per alcune parti della pianta. Le radici, steli, rami, foglie e semi potrebbero essere commercializzati senza licenza.

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La vendita sarebbe vietata ai minori di 20 anni, nonché alle donne incinte o che allattano. Sarebbero inoltre esclusi alcuni luoghi sensibili, in particolare scuole, templi, dormitori, parchi pubblici, zoo e parchi di divertimento.

Il progetto prevede inoltre un divieto di pubblicità e promozione di fiori, resine e accessori legati al loro consumo. Le attività illegali di produzione, importazione, esportazione o vendita potrebbero comportare multe e pene detentive.

Quale futuro per le migliaia di dispensari thailandesi?

Il cambiamento normativo potrebbe trasformare profondamente il panorama commerciale emerso dal 2022. Le attività attualmente autorizzate potrebbero continuare a operare con le licenze esistenti fino al 2028. Alla loro scadenza, gli esercizi che non sono strutture mediche dovranno soddisfare i nuovi requisiti per ottenere il rinnovo.

Il governo intende inoltre rafforzare le ispezioni. Più di 10.000 attività commerciali e siti di coltivazione sarebbero già stati inseriti in un sistema ufficiale di monitoraggio. Pattana Promphat stimava inoltre che nel Paese fossero ancora presenti circa 11.000 dispensari e che il loro numero potrebbe scendere a circa 2.000 con il nuovo regime.

Dalla depenalizzazione del 2022 alla regolamentazione

La situazione attuale ha origine nel giugno 2022, quando la cannabis è stata rimossa dalla lista thailandese delle sostanze stupefacenti su iniziativa di Anutin Charnvirakul, allora ministro della Salute e oggi primo ministro.

La Thailandia è così diventata il primo paese asiatico a compiere un passo del genere. Ma in assenza di un quadro legislativo completo in materia di produzione, distribuzione e uso, si è rapidamente costituito un vasto mercato commerciale.

Nel primo anno successivo alla depenalizzazione, il settore avrebbe generato circa 28 miliardi di baht, ovvero quasi 735 milioni di euro secondo le stime citate da Forbes.

Diversi governi hanno da allora tentato di introdurre una legislazione più severa, senza riuscire a portare a termine i propri progetti. Il testo approvato questa settimana costituisce il terzo tentativo di varare una legge nazionale completa.

Se supererà l’iter parlamentare, sancirà un cambiamento di modello fondamentale: anziché tornare sulla legalità della cannabis terapeutica, autorizzata dal 2018, la Thailandia cercherebbe d’ora in poi di farne il fulcro esclusivo del proprio quadro normativo.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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