Il settore legale della cannabis in Marocco sta espandendo la propria presenza internazionale: le esportazioni di resina di cannabis si estendono ormai a 15 paesi, tra cui la Francia, la Svizzera, Portogallo, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Australia e Sudafrica.
Mentre il Regno cerca di affermarsi sul mercato mondiale dei prodotti derivati dalla cannabis, il suo raccolto del 2026 si accompagna a controlli normativi più rigorosi, ma anche alla volontà di proteggere l’identità della propria cannabis all’estero.
La cannabis marocchina punta a 15 mercati internazionali
La presenza internazionale della cannabis legale marocchina sta diventando un pilastro centrale della strategia del Paese. Al di là dell’esportazione di materie prime agricole, la strategia marocchina è sempre stata quella di sostituire il proprio settore illegale con una catena di approvvigionamento legale che comprenda la coltivazione, la trasformazione, la produzione e la distribuzione internazionale di prodotti a base di cannabis.
Per sostenere questo sviluppo, l’Agenzia nazionale di regolamentazione delle attività legate alla cannabis (ANRAC) si sta adoperando per ottenere il riconoscimento internazionale dei prodotti a base di cannabis marocchini.
L’agenzia ha avviato iniziative per proteggere il marchio «Prodotto a base di cannabis», destinato a certificare l’origine e l’autenticità dei prodotti fabbricati nel quadro normativo marocchino.
La protezione del marchio è già stata confermata in Lussemburgo e in Portogallo, mentre proseguono le procedure in altri mercati europei, in particolare in Germania, Spagna e Belgio.
Il raccolto di Beldia raggiunge i 1.100 ettari
Questa espansione avviene mentre il raccolto legale di cannabis del 2026 in Marocco procede nelle tre province autorizzate a coltivare la pianta. Secondo i dati riportati dai media marocchini, sono già stati raccolti circa 1.100 ettari di cannabis Beldia sono già stati raccolti, il che rappresenta il 60% della superficie totale coltivata a questa varietà tradizionale marocchina.
A queste operazioni partecipano circa 1.800 agricoltori, riuniti in 154 cooperative agricole.
La raccolta delle varietà di cannabis importate segue un calendario diverso: inizia in ottobre e prosegue fino a dicembre 2026 a causa delle differenze nei cicli di maturazione.
L’ANRAC ha inoltre rafforzato la propria attività di vigilanza. Nel corso della campagna agricola del 2026, l’autorità di regolamentazione ha revocato 1.490 licenze a seguito di violazioni dei requisiti amministrativi e normativi.
Circa 1.300 licenze appartenevano a coltivatori di cannabis, mentre le restanti 190 riguardavano operatori coinvolti nell’importazione di sementi, nella produzione, nella commercializzazione, nelle esportazioni e nel trasporto.
Tra le infrazioni segnalate figuravano dichiarazioni di raccolto errate e il mancato rispetto delle scadenze che regolano le attività di raccolta e trasformazione.
Il Marocco punta a rafforzare la propria posizione nell’industria mondiale della cannabis
La combinazione tra l’espansione dei mercati di esportazione, l’aumento della produzione agricola e una sorveglianza più rigorosa conferma l’approccio del Marocco in materia di regolamentazione legale della cannabis.
Promuovendo la tracciabilità, tutelando l’origine dei propri prodotti e incoraggiando la trasformazione locale, le autorità sperano di generare un maggiore valore economico dalla cannabis coltivata sul territorio nazionale. Uno dei punti di blocco attuali rimane la conformità alle norme EU-GMP, che consentirebbe l’accesso al mercato medico europeo. Senza di essa, le cooperative locali avranno difficoltà a partecipare in modo sostenibile a questo mercato.
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