In netto contrasto con le tendenze del resto d’Europa, la Francia sembra più che mai incapace di rompere con il suo riflesso repressivo quando si tratta di droghe. Il Ministro degli Interni, Laurent Nuñez, ha annunciato una nuova serie di misure volte ad aumentare la pressione sui consumatori di sostanze illegali.
L’aumento delle multe, la possibile sospensione della patente di guida e l’estensione dei poteri della polizia municipale sono solo alcune delle misure che riflettono un deciso inasprimento della strategia di “repressione totale”. È una direzione che è stata aspramente criticata dagli oppositori, che denunciano una corsa a perdifiato verso la sicurezza, nonostante decenni di risultati ampiamente considerati insufficienti.
Un forte aumento delle multe per uso di droga
Al centro delle nuove misure c’è l’amenda forfaitaire délictuelle (AFD), introdotta nel 2020 dal deputato del LREM Eric Poulliat per punire il consumo di droga senza procedimento giudiziario. Attualmente fissata a 200 euro, la multa fissa déltuelle dovrebbe essere aumentata a 500 euro nell’ambito del prossimo disegno di legge, con un nome a dir poco anglicizzante della versione Nixon degli anni ’60: “Ripost”.
Presentata come strumento di efficienza e deterrenza, l’AFD è diventata la pietra angolare della strategia antidroga francese. Secondo i dati ufficiali, il 40% di tutti gli AFD imposti nel 2024 riguardava il consumo di droga, a conferma del fatto che la misura si rivolge principalmente ai consumatori piuttosto che ai trafficanti.
Il governo giustifica l’aumento come parte di un più ampio “scontro di autorità”. Il Ministro degli Interni Laurent Nuñez afferma che le pene più severe sono necessarie per rispondere alle mutate forme di criminalità, ponendo il consumo di droga alla stregua di problemi come le corse clandestine, le occupazioni abusive e le feste non autorizzate.
Tuttavia, l’AFD non è riuscita a ridurre i livelli di consumo. La Francia rimane uno dei Paesi europei con i più alti livelli di consumo di cannabis, mentre l’uso di cocaina continua ad aumentare sensibilmente.
Sospensione della patente: una nuova e controversa sanzione
Oltre alle sanzioni finanziarie, il governo intende introdurre nuove sanzioni mirate alla mobilità. In base alle riforme proposte, le persone che hanno ricevuto multe multiple per uso di droga potrebbero vedersi sospendere o addirittura ritirare la patente di guida.
Questo potrebbe valere anche senza alcuna infrazione al codice della strada, solo per il ripetuto consumo di droga. In alcuni casi, i prefetti potrebbero avere il potere di sospendere la patente in via amministrativa, dopo una visita medica.
Per Laurent Nuñez, la logica è chiara: si presume che i consumatori abituali di droghe siano “sempre sotto l’effetto” e quindi inadatti alla guida. La misura viene presentata come “estremamente dissuasiva”.
Questo presupposto è ampiamente contestato. I critici sostengono che la misura offusca il confine tra guida in stato di ebbrezza e consumo privato, introducendo una forma di punizione non in linea con la realtà della sicurezza stradale.
La polizia municipale sta per ottenere nuovi poteri
Allo stesso tempo, l’esecutivo vuole estendere i poteri delle polizie municipali e delle guardie campestri e consentire loro di redigere gli AFD, prerogativa finora riservata alla polizia nazionale e alla gendarmeria.
Ufficialmente, l’obiettivo è quello di rafforzare il “continuum della sicurezza” aumentando il numero di agenti autorizzati a emettere multe. In pratica, però, ciò si traduce in un aumento meccanico delle sanzioni, poiché un maggior numero di agenti sarà abilitato a punire il consumo di droga sul posto.
Secondo il Collectif pour une nouvelle politique des drogues (CNPD), questa riforma segna una nuova tappa nell’intensificazione della repressione. Ampliando il pool di agenti di polizia, lo Stato sta di fatto rafforzando un sistema già fortemente incentrato sui consumatori.
Il CNPD avverte che questo approccio riflette una tendenza più ampia nella politica francese sulle droghe: un’attenzione ai risultati quantificabili delle forze dell’ordine a scapito di soluzioni a lungo termine come la prevenzione, la riduzione dei danni e il sostegno sociale.
Una politica criticata perché inefficace
Il crescente uso dell’AFD sta attirando critiche sempre più forti da parte di esperti di salute pubblica, professionisti legali e organizzazioni della società civile.
Le prove suggeriscono che questa misura ha un impatto minimo o nullo sui mercati della droga o sui modelli di consumo. Al contrario, si rivolge principalmente ai consumatori visibili e occasionali, spesso negli spazi pubblici, risparmiando le reti di trafficanti.
Anche dal punto di vista finanziario, il sistema solleva delle perplessità. La Corte dei Conti ha riportato un tasso di recupero di appena il 36% per queste multe, mettendo in dubbio la loro efficacia come deterrente o strumento di raccolta delle entrate.
Inoltre, il sistema AFD è stato accusato di rafforzare una “politica dei numeri”, in cui le forze dell’ordine privilegiano reati facilmente punibili per aumentare le statistiche, piuttosto che affrontare attività criminali più complesse.
Crescenti preoccupazioni per i diritti fondamentali
Oltre a questioni di efficacia, queste riforme hanno sollevato gravi preoccupazioni sulle libertà civili.
La procedura AFD consente alle forze dell’ordine di imporre sanzioni senza controllo giudiziario, combinando di fatto i ruoli di investigatore e giudice. Il pagamento della multa costituisce un’ammissione di colpa e comporta l’iscrizione nel casellario giudiziario.
Gli organismi per i diritti umani, tra cui il Difensore dei diritti umani francese e i comitati delle Nazioni Unite, hanno già lanciato l’allarme sui rischi di profilazione razziale, discriminazione e abuso associati a questo sistema.
L’estensione di questi poteri alla polizia municipale, che fa capo all’autorità esecutiva locale, potrebbe offuscare ulteriormente la separazione tra funzioni giudiziarie e amministrative. Secondo i critici, ciò rischia di minare i principi costituzionali fondamentali, tra cui l’uguaglianza di fronte alla legge e l’indipendenza della magistratura.
Un persistente “riflesso repressivo”
Per gli oppositori della riforma, il problema va oltre le singole misure. Riflette quello che descrivono come un “riflesso repressivo” profondamente radicato nella politica francese sulle droghe.
Nonostante decenni di rigida repressione, il consumo di droga non è diminuito in modo significativo e il traffico rimane un problema importante. Allo stesso tempo, le politiche di prevenzione e riduzione del danno continuano a ricevere finanziamenti e attenzione relativamente limitati.
Il CNPD e altre organizzazioni chiedono un riorientamento completo della strategia, ponendo l’accento su approcci basati sulla salute, sul sostegno sociale e su interventi mirati contro la criminalità organizzata.
Sostengono che le polizie municipali, in particolare, potrebbero svolgere un ruolo più costruttivo, non come esecutori di misure punitive, ma come attori locali della prevenzione e della mediazione, aiutando a collegare gli utenti dei servizi con i servizi sanitari e sociali.
È ormai certo che queste misure non raggiungeranno gli obiettivi dichiarati. Una cosa è comunque chiara: molto più della droga, la Francia è dipendente dalla repressione.
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