Ieri 20 maggio 2026, il Ministero dell’Agricoltura ha pubblicato un comunicato stampa in cui invita i consumatori a non acquistare più prodotti alimentari a base di CBD, “indipendentemente dal commercio”.
All’indomani dell’annuncio, le principali organizzazioni di categoria del settore hanno denunciato la decisione come “scientificamente inesatta” ed economicamente distruttiva. In una dichiarazione congiunta pubblicata il 21 maggio, l’UIVEC, l’AFPC e l’UPCBD hanno chiesto l’immediata sospensione del piano del governo e hanno minacciato di intraprendere azioni legali contro lo Stato.
Una lettura contestata del parere scientifico europeo
Al centro della controversia ci sono le argomentazioni avanzate dall’amministrazione, che abbiamo già smontato una per una qui, e in particolare l’interpretazione delle posizioni dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Il Ministero aveva suggerito che i prodotti alimentari con CBD presentavano un pericolo per la salute che giustificava un immediato rafforzamento dei controlli.
Tuttavia, i sindacati sottolineano che l’EFSA “non ha mai concluso che il CBD sia pericoloso”, ma ha solo indicato che non aveva dati sufficienti per pronunciarsi definitivamente sul suo status di Novel Fodd. A loro avviso, questa mancanza di conclusioni non può essere equiparata a una prova di tossicità.
L’industria sottolinea inoltre che più di 150 dossier di Novel Food sono ancora in fase di valutazione a livello europeo, senza che nessuno di essi abbia ricevuto un parere sfavorevole basato su un rischio comprovato per la salute. Infine, le organizzazioni sottolineano che diversi Paesi europei autorizzano già questi prodotti, tra cui il Regno Unito, dove sono state registrate quasi 12.000 referenze, e i Paesi Bassi, che hanno autorizzato questo mercato dal 2014.
I cannabinoidi sintetici al centro delle intossicazioni
Un altro punto dolente: le segnalazioni di intossicazione citate dalle autorità sanitarie francesi. Per i rappresentanti dell’industria, il governo sta confondendo i CBD naturali con i cannabinoidi sintetici.
In particolare, il comunicato stampa cita le molecole HHCP, HHCPO e THCP, già individuate dall’ANSM e dall’Anses in una comunicazione pubblicata nel giugno 2025. Secondo le organizzazioni professionali, sono queste sostanze sintetiche, a volte combinate con altre molecole non cannabinoidi, a essere all’origine degli incidenti sanitari segnalati negli ultimi mesi.
I sindacati ritengono quindi che il piano di controllo 2026 “punisca proprio gli operatori e gli agricoltori” che hanno rispettato il quadro normativo messo in atto dal 2022, senza colpire realmente i prodotti problematici che circolano al di fuori dei circuiti dichiarati.
Un settore che teme un forte shock economico
Al di là della questione sanitaria, le organizzazioni mettono in guardia dalle conseguenze economiche immediate per l’industria francese della canapa e del CBD.
Secondo le loro stime, quasi 1.200 agricoltori che hanno già seminato canapa per la stagione 2026 potrebbero perdere uno sbocco essenziale. I sindacati segnalano anche un rischio importante per circa 2.500 negozi specializzati, alcuni dei quali si dice che realizzino fino al 40% del loro fatturato con prodotti alimentari a base di CBD.
Anche le farmacie e i supermercati sarebbero colpiti da ritiri di prodotti e perdite di scorte, anche se non è stato stabilito alcun “rischio sanitario documentato”, secondo gli autori del comunicato stampa.
L’industria critica inoltre una decisione presa “senza alcuna valutazione d’impatto” e in contraddizione con le discussioni in corso da diversi anni tra le autorità e gli operatori del settore. Dal 2022, un quadro di dichiarazione attraverso lo schema Compl’Alim ha infatti permesso di dichiarare sotto supervisione centinaia di prodotti contenenti CBD, senza tuttavia conferire il diritto allo status di integratore alimentare.
La risposta del governo non può quindi limitarsi a questa piattaforma se vuole regolamentare tutti i prodotti a base di CBD, a meno che non la apra a tutti i prodotti contenenti solo cannabinoidi naturali fino allo 0,3% di THC.
Un ultimatum al governo
Di fronte a quella che considerano una brutale inversione di rotta, l’UIVEC, l’AFPC e l’UPCBD chiedono ora la sospensione del piano di controllo entro 48 ore e l’apertura di una “vera consultazione” con tutti gli attori coinvolti. Se il Ministero non risponderà positivamente, saranno avviate azioni legali.
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