L’azienda RCK, con sede nel kibbutz israeliano di Rouhama nel Negev occidentale, sostiene di aver sviluppato una tecnologia di semi ibridi in grado di aumentare drasticamente la produzione di cannabis, migliorando anche la stabilità del raccolto.
Considerata un’importante svolta per il settore, la tecnologia, soprannominata “turbo cannabis“, sarebbe già in grado di aumentare la produzione di 17,5 volte, con una riduzione di circa il 70% delle perdite durante i processi di produzione. Un risultato che potrebbe offrire un notevole vantaggio in un mercato globale in cui la domanda di cannabis terapeutica continua a crescere.
Semi ibridi ispirati alle principali colture agricole
Il cuore di questa innovazione: semi ibridi ottenuti incrociando diverse varietà di cannabis. Secondo RCK, questi semi consentono di ottenere una coltura più omogenea, con una migliore resistenza alle malattie e una produttività significativamente più elevata. L’azienda insiste sul fatto che questo approccio, già standard in altri settori agricoli, è stato a lungo considerato difficile da applicare alla cannabis.
Il ricercatore a capo del progetto, il dottor Silit Lazare, spiega: “La maggior parte delle colture industriali utilizza semi ibridi, come pomodori e peperoni, ma il genoma della cannabis è molto diverso. Ci hanno deriso e ci hanno detto che era impossibile creare semi di cannabis ibridi”
Il programma di ricerca avrebbe richiesto sette anni di sviluppo, prima di portare a un sistema di produzione di semi su scala commerciale.
La RCK sostiene ora di far parte di una ristretta cerchia di operatori in grado di produrre questi semi ibridi in volumi industriali. Il dottor Lazare sottolinea addirittura che l’azienda è una delle sole quattro al mondo in questa nicchia, con collaborazioni internazionali già avviate.
“È stato un po’ come reinventare la ruota, perché quasi nessuno produce semi di cannabis ibridi”, spiega la dottoressa. “Siamo una delle sole quattro aziende al mondo che lo fanno, e una di queste ha anche firmato un accordo con noi per produrre semi per loro. Ora siamo nella fase pilota commerciale e spediamo semi a clienti di tutto il mondo”
Uno dei principali vantaggi di questa tecnologia risiede anche nella logistica: i semi si conservano più a lungo delle talee o delle piantine, rendendo più facile per i coltivatori il trasporto e lo stoccaggio.
Una sfida strategica per Israele e non solo
Questa scoperta potrebbe avere un grande impatto sul settore, soprattutto in un Paese in cui la terra disponibile è limitata. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura israeliano, Israele ha solo circa 35 ettaridedicati alla coltivazione di cannabis medica, divisi tra 33 produttori.
In questo contesto, il miglioramento delle rese sta diventando una leva strategica. Infatti, le autorità israeliane hanno recentemente autorizzato, per la prima volta, l’uso di lavoratori stranieri nelle fattorie di cannabis terapeutica, per far fronte alla carenza di manodopera.
RCK spera ora che la sua tecnologia permetta di soddisfare l’aumento della domanda globale, aumentando al contempo l’efficienza agricola in un settore in cerca di standardizzazione.
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