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È venuto a mancare il dottor Pascal Douek, instancabile sostenitore della cannabis terapeutica in Francia

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Morte di Pascal Douek
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Il dottor Pascal Douek, medico affetto da sclerosi multipla e fervente sostenitore della cannabis terapeutica in Francia, è deceduto la scorsa settimana. La sua scomparsa segna la perdita di una voce impegnata nella lotta per garantire ai pazienti l’accesso alle terapie a base di cannabis, in un momento in cui la Francia attende ancora un quadro giuridico definitivo.

Per Pascal Douek, la cannabis terapeutica era una questione di dignità, di sollievo e del diritto dei pazienti gravemente malati di esplorare alternative terapeutiche.

Un medico che comprendeva la realtà della malattia cronica

Formatosi in medicina dello sport e micronutrizione, a Pascal Douek è stata diagnosticata la sclerosi multipla (SM) nel 2012. La sua esperienza ha trasformato la sua concezione della medicina, ponendo le difficoltà quotidiane dei pazienti al centro del suo lavoro.

Per quasi dieci anni ha prestato servizio come volontario presso l’associazione France Sclérose en Plaques, garantendo un servizio medico telefonico settimanale. Ogni lunedì rispondeva alle domande sui trattamenti, sull’alimentazione e sulla convivenza con la malattia.

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Nel suo tributo, l’associazione ha reso omaggio alla memoria di un medico profondamente umano, la cui benevolenza, disponibilità e capacità di ascolto hanno accompagnato e sostenuto per quasi dieci anni le persone affette da sclerosi multipla.

Al di là della sua competenza medica, Pascal Douek apportava qualcosa di particolarmente prezioso: il punto di vista di chi comprendeva la malattia cronica da entrambe le parti della sala di consultazione.

Da scettico nei confronti della cannabis terapeutica a difensore dei pazienti

Nel 2018, il dottor Douek è entrato a far parte del Comitato scientifico specializzato temporaneo (CSST) istituito per valutare l’introduzione della cannabis terapeutica in Francia. Nominato per dare voce ai pazienti, all’epoca conosceva ancora poco le applicazioni terapeutiche della cannabis. Sono state le testimonianze dei malati, e in particolare i loro racconti sui benefici percepiti nella vita quotidiana, a far evolvere progressivamente la sua visione.

Persone affette da patologie gravi hanno descritto come la cannabis le avesse aiutate a gestire i propri sintomi quando le terapie convenzionali non fornivano un sollievo sufficiente. Queste testimonianze hanno contribuito alla raccomandazione unanime del comitato di autorizzare la cannabis terapeutica per cinque indicazioni terapeutiche.

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Pascal si è poi interessato alla cannabis stessa, anche se si è rivelato difficile procurarsi prodotti con concentrazioni adeguate e costanti di THC e CBD. In un’intervista concessa a Psychologies nel dicembre 2020, spiegava:

«Sono riuscito a trovare sollievo grazie alla cannabis acquistata sul mercato nero, ma l’“effetto euforico” è, da un punto di vista terapeutico, un effetto collaterale indesiderato che mi ha impedito di proseguire.»

La sua esperienza illustra appieno l’attuale realtà dell’uso terapeutico della cannabis in Francia: i pazienti alla ricerca di sollievo medico si ritrovano abbandonati a se stessi in un mercato non regolamentato, senza un accesso affidabile a formulazioni adeguate.

Rendere accessibile ai pazienti la cannabis terapeutica

Nel settembre 2020, Douek ha pubblicato Cannabis medica, una nuova opportunità, un’opera volta a spiegare il potenziale terapeutico, i limiti e le sfide pratiche dei farmaci a base di cannabis. Ha inoltre sostenuto la necessità di una migliore formazione degli operatori sanitari, sottolineando la mancanza di formazione sui cannabinoidi nei programmi di studio di medicina convenzionali.

La sua posizione si basava sia sulle testimonianze dei pazienti sia su un approccio scientifico prudente. Riconosceva le carenze dei dati clinici esistenti, pur affermando che i pazienti che si trovano di fronte a vicoli ciechi terapeutici meritano un’attenzione particolare.

Sosteneva ovviamente la sperimentazione francese sulla cannabis terapeutica alla quale partecipava e, fino all’inizio di quest’anno in occasione di Cannabis Europa, ne invocava una rapida estensione.

I pazienti aspettano ancora, e il tempo stringe

La scomparsa di Pascal Douek mette in luce una realtà dolorosa: a quasi sette anni dai primi passi avanti a favore della cannabis terapeutica in Francia, un progetto sperimentale inizialmente previsto per durare due anni si sta arenando in una serie di proroghe successive, senza portare a un accesso duraturo per i pazienti.

Per le persone coinvolte, questi ritardi amministrativi non sono semplici contrattempi. Sono mesi, poi anni, trascorsi a convivere con il dolore, la disabilità e l’incertezza, in attesa di trattamenti in grado di migliorare la loro qualità di vita o costretti a ricorrere all’illegalità. E mentre le decisioni tardano ad arrivare, i pazienti muoiono. Pascal Douek non è né il primo né l’unico a scomparire senza aver visto concretizzarsi le riforme che aveva contribuito a far emergere.

La sua scomparsa dovrebbe ricordarci un’evidenza: i tempi delle istituzioni non sono quelli dei malati. Ogni anno perso è un anno che alcuni pazienti non hanno. Le questioni di salute pubblica meritano un dibattito scientifico rigoroso, che è stato ampiamente condotto, ma non dovrebbero mai rimanere indefinitamente ostacolate da blocchi politici. Perché mentre la Francia aspetta, i pazienti muoiono.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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