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Su LCP, la difesa del divieto da parte della MILDECA si scontra con i fatti

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Nicolas Prisse in difficoltà su LCP
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Ospite di DébatDoc su LCP per difendere la politica francese in materia di cannabis, Nicolas Prisse, presidente della MILDECA, aveva di fronte a sé due esperti dell’argomento: il professore di diritto Yann Bisiou e la sociologa dell’Inserm Marie Jauffret-Roustide. Per quasi mezz’ora, le argomentazioni tradizionali a favore del proibizionismo francese sono state messe a confronto con i dati disponibili. E l’esercizio si è rivelato a tratti crudele per Nicolas Prisse.

Ali Baddou ha subito sollevato il «paradosso francese»: la Francia dispone di una delle legislazioni più repressive d’Europa, pur rimanendo uno dei paesi in cui la cannabis è ampiamente consumata.

Per difendere il bilancio del governo, Nicolas Prisse punta innanzitutto sugli adolescenti. E su questo punto, il dato sembra spettacolare: a 16 anni, la sperimentazione della cannabis è passata dal 31% nel 2015 all’8,4% nel 2024. La Francia rientra ormai tra i paesi europei in cui i giovani di questa fascia d’età consumano meno. I dati dell’OFDT lo confermano.

Ma Yann Bisiou e Marie Jauffret-Roustide spostano immediatamente l’attenzione. Tra i giovani adulti, la situazione è ben diversa. I dati europei disponibili per la Francia indicavano una percentuale di consumatori nell’arco dell’anno pari al 19,2% nella fascia d’età 15-34 anni, contro circa il 15% nell’Unione europea. Soprattutto, ricordano, il calo del consumo tra gli adolescenti si osserva in tutto il mondo, sia in Canada che in Europa.

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Quando la repressione non fa né aumentare i prezzi, né diminuire l’offerta

Yann Bisiou riassume il problema con tre indicatori classici di un mercato illegale: prevalenza, prezzo e potenza dei prodotti. Nonostante decenni di repressione, la cannabis rimane ampiamente accessibile in Francia.

La politica proibizionista produce invece ciò che il giurista definisce un «consumatore emarginato»: un consumatore costretto a rimanere nell’illegalità, senza che tale illegalità faccia scomparire né il prodotto né il suo mercato.

Marie Jauffret-Roustide contrappone a questa logica quella della regolamentazione. Cita in particolare il Québec, dove la distribuzione legale è affidata a un monopolio pubblico piuttosto che a un’industria privata che cerca di massimizzare le proprie vendite. Il caso del Québec è tanto più interessante in quanto i dati sulla salute pubblica non mostrano l’annunciata esplosione del consumo tra i più giovani: nella fascia d’età 15-20 anni, il consumo dichiarato è oggi addirittura inferiore rispetto a prima della legalizzazione.

Per quanto riguarda la legalizzazione a livello mondiale, Prisse ridefinisce la tendenza

Questo è probabilmente il punto più debole della difesa della MILDECA. Nicolas Prisse sostiene che il movimento internazionale non si stia orientando in modo particolare verso la legalizzazione e cita paesi che, secondo lui, hanno fatto marcia indietro. Cita in particolare la Thailandia e la Germania, che «non hanno portato a termine la loro riforma».

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La realtà è più complessa.

La Thailandia non ha legalizzato la cannabis come in Canada. Dopo aver legalizzato la cannabis terapeutica nel 2018, ha rimosso la pianta dall’elenco degli stupefacenti nel 2022, provocando una depenalizzazione molto ampia e la nascita di un vasto mercato commerciale non sufficientemente regolamentato. Il governo ha poi introdotto una normativa per riorientare l’accesso verso gli usi medici. Presentare questa evoluzione giuridica come un «passo indietro» rispetto alla legalizzazione alimenta quindi una confusione sulla natura stessa della riforma thailandese.

La Germania, invece, ha effettivamente cambiato regime. Da aprile 2024, gli adulti possono possedere determinate quantità di cannabis e coltivare fino a tre piante; sono inoltre autorizzate le associazioni di coltivazione.

Il progetto tedesco prevedeva tuttavia un secondo pilastro: sperimentare una distribuzione commerciale regolamentata in alcune regioni. Inizialmente concepito tenendo conto dei vincoli europei e internazionali, non è stato non è stato infine attuato e la coalizione salita al potere nel 2025 ha dichiarato di non prevedere di portarlo avanti, senza tornare al precedente regime di proibizionismo, e ciò parallelamente ad altri sforzi legislativi volti a giungere alla vendita autorizzata di cannabis.

Più in generale, la stessa ONU descrive una continua evoluzione delle politiche sulla cannabis: Canada, Uruguay, 28 giurisdizioni statunitensi, ma anche Malta, Lussemburgo e Germania hanno adottato diverse forme di accesso legale alla cannabis non terapeutica, mentre la Svizzera e i Paesi Bassi stanno sperimentando canali regolamentati, con la Repubblica Ceca non è da meno.

Cannabis terapeutica: una sperimentazione che non sperimentava ciò che afferma Prisse

Altro tema spinoso per il presidente della MILDECA: la cannabis terapeutica.

Nicolas Prisse presenta la sperimentazione francese come parte del normale processo volto a valutare il rapporto rischi-benefici e a organizzare un’eventuale presa in carico.

Yann Bisiou lo contraddice: l’obiettivo primario della sperimentazione francese non era quello di scoprire se la cannabis potesse avere un’utilità terapeutica, ma di testare concretamente il suo circuito di distribuzione.

E su questo punto, i documenti dell’ANSM danno ragione al giurista: l’agenzia stessa definisce come «obiettivo principale» della sperimentazione la valutazione della «fattibilità del circuito di distribuzione ai pazienti».

E la stessa MILDECA beneficia dei proventi dei sequestri

Ultimo terreno di scontro: le ammende forfettarie per reato (AFD), diventate dal 2020 uno dei principali strumenti di repressione del consumo di stupefacenti. Nicolas Prisse continua a difenderne il principio, in particolare come strumento di «responsabilizzazione» dei consumatori. Sulla carta, la multa è di 200 euro, ridotta a 150 euro in caso di pagamento tempestivo e aumentata a 450 euro in caso di ritardo.

Yann Bisiou ricorda tuttavia una realtà ben meno convincente: gran parte di queste multe semplicemente non viene pagata. I dati parlamentari più recenti indicano un tasso di pagamento di circa il 34% dopo un anno. In altre parole, infliggere un maggior numero di multe non significa necessariamente rendere la sanzione più efficace.

Marie Jauffret-Roustide solleva un problema ancora più profondo: chi sono i destinatari di queste multe. Il consumo di cannabis attraversa tutte le categorie sociali, ma i controlli di polizia non sono distribuiti in modo uniforme nella popolazione. La sociologa sottolinea i pregiudizi sociali e razziali insiti nei controlli di polizia: i giovani dei quartieri popolari e le persone di origine etnica diversa sono maggiormente esposti ai controlli e quindi alle sanzioni. L’AFD, quindi, non sanziona solo un comportamento; sanziona innanzitutto coloro che vengono controllati dalla polizia.

Ed è forse qui che la difesa francese diventa più difficile: non dimostrare che la cannabis sia priva di rischi – nessuno in studio lo sostiene –, ma spiegare perché tali rischi giustificherebbero il mantenimento di un modello repressivo i cui risultati sono inesistenti.

Un ultimo elemento non è irrilevante in questo dibattito sulla repressione: la MILDECA gestisce il fondo di sostegno «Droghe», alimentato dai proventi dei beni di provenienza illecita confiscati nei casi di stupefacenti. La ripartizione ufficiale assegna il 35% di questi fondi alla polizia, il 25% alla gendarmeria, il 20% alla magistratura, il 10% alle dogane e il 10% alle azioni di prevenzione sotto l’egida della MILDECA.

È difficile, in queste condizioni, ignorare questo paradosso: la politica che la MILDECA è incaricata di difendere contribuisce essa stessa ad alimentare le risorse di cui dispone.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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