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Sindrome delle gambe senza riposo: i cannabinoidi mostrano segnali promettenti, ma le prove rimangono deboli

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Sindrome delle gambe senza riposo e CBD
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Una nuova rivista scientifica riporta in primo piano la questione del ruolo dei cannabinoidi nella sindrome delle gambe senza riposo (SGSR). Pubblicata su Annals of Indian Academy of Neurology, l’analisi di sette studi conclude che vi sia un potenziale interesse terapeutico, in particolare per il CBD, pur sottolineando le importanti lacune della ricerca attuale.

La sindrome delle gambe senza riposo, nota anche come malattia di Willis-Ekbom, è un disturbo neurologico che si manifesta con un bisogno irrefrenabile di muovere le gambe, generalmente accompagnato da sensazioni spiacevoli: formicolio, tensione o dolore. I sintomi compaiono o si intensificano soprattutto a riposo, la sera e durante la notte, con possibili ripercussioni sul sonno e sulla qualità della vita.

Di fronte ai limiti di alcuni trattamenti convenzionali, i ricercatori dell’All India Institute of Medical Sciences hanno voluto esaminare cosa la letteratura scientifica permetta realmente di affermare sull’uso della cannabis e dei cannabinoidi contro la SJSR.

Una letteratura ancora limitata sui cannabinoidi e la SJSR

I ricercatori hanno setacciato diverse grandi banche dati scientifiche, tra cui PubMed, Embase, Scopus, Cochrane Library, Google Scholar e ClinicalTrials.gov. La loro ricerca ha permesso di identificare 5.370 riferimenti, prima dell’eliminazione dei duplicati e della selezione degli studi pertinenti.

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Al termine del processo, solo sette studi soddisfacevano i criteri di inclusione. Il principale insegnamento della revisione: i primi segnali sono interessanti, ma la quantità e soprattutto la qualità dei dati disponibili non consentono ancora di trarre conclusioni cliniche solide.

Gli autori riassumono la loro posizione con cautela: «I dati disponibili suggeriscono che la cannabis o il cannabidiolo potrebbero alleviare o prevenire i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo».

In altre parole, esiste un segnale di efficacia, ma resta da confermare con studi più rigorosi.

Miglioramenti riportati in alcuni pazienti

Molti degli studi analizzati presentano tuttavia risultati sufficientemente significativi da giustificare il proseguimento delle ricerche.

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Una serie di sei pazienti affetti da diversi anni da una forma particolarmente grave di SJSR riporta infatti la completa scomparsa dei sintomi dopo un consumo spontaneo di cannabis. Queste persone in precedenza seguivano diversi trattamenti, in particolare con agonisti dopaminergici, ligandi alfa-2-delta o oppioidi.

Un altro studio dedicato a pazienti affetti da SJSR da grave a molto grave riporta anch’esso un miglioramento completo o quasi completo in tutti i partecipanti tranne uno dopo l’assunzione di cannabis fumata. Tre pazienti che hanno successivamente provato il CBD sublinguale hanno tuttavia riferito che la cannabis fumata forniva loro un sollievo maggiore.

I risultati sono meno uniformi in altre popolazioni. Tra le persone affette da insufficienza renale terminale e sottoposte a dialisi, la metà dei pazienti che ha utilizzato la cannabis per i propri sintomi ha dichiarato la completa scomparsa della SJSR.

Al contrario, un’analisi condotta su persone affette dal morbo di Parkinson mostra una risposta molto più limitata: tra i consumatori di cannabis che soffrivano anche di SJSR, solo sei partecipanti su 28 hanno segnalato un miglioramento.

Queste discrepanze evidenziano una difficoltà fondamentale: il termine «cannabis» comprende prodotti, dosi, vie di somministrazione e profili di cannabinoidi molto diversi tra loro.

CBD, cannabis terapeutica e via di somministrazione: risultati difficili da confrontare

La rivista mette proprio in guardia da un’interpretazione troppo generalizzata dei risultati. In alcuni studi, i preparati a base di cannabinoidi sembrano associati a un miglioramento dei sintomi. In particolare, un prodotto per uso topico contenente CBD è stato associato a un miglioramento significativo dopo due settimane.

Tuttavia, uno studio clinico che ha valutato la cannabis terapeutica somministrata per via orale, fino a 300 mg al giorno, non ha dimostrato alcun miglioramento della sindrome delle gambe senza riposo (RLS) né dei movimenti periodici delle gambe durante il sonno.

I ricercatori precisano inoltre che gli studi presentano notevoli divergenze in merito a dosi, formulazioni e modalità di somministrazione. Le differenze nella concentrazione di THC e CBD, nella quantità effettivamente assorbita e nei trattamenti associati possono tutte contribuire ai risultati osservati.

La rivista sottolinea quindi un punto essenziale: la cannabis non costituisce un intervento terapeutico unico e standardizzato.

Il possibile ruolo del ferro e del sistema endocannabinoide

Gli autori sottolineano inoltre un fattore che potrebbe modificare la risposta al trattamento: lo stato del ferro nei pazienti.

Il ferro svolge un ruolo importante nei meccanismi biologici associati alla sindrome delle gambe senza riposo (SGR) e la sua ottimizzazione costituisce già una componente importante della gestione della patologia. Molti degli studi che riportano le migliori risposte ai cannabinoidi riguardavano pazienti con riserve di ferro adeguate.

Rimane tuttavia impossibile determinare, sulla base dei dati disponibili, se lo stato del ferro influenzi direttamente la risposta ai cannabinoidi.

Dal punto di vista biologico, i ricercatori avanzano diversi meccanismi che potrebbero spiegare un eventuale effetto. Il sistema endocannabinoide, in particolare attraverso i recettori CB1 e CB2, interviene in diverse funzioni neurologiche. Esso può modulare sistemi che coinvolgono la dopamina, gli oppioidi, la noradrenalina, la serotonina, il GABA o ancora il glutammato.

Queste interazioni potrebbero teoricamente contribuire a ridurre alcuni fenomeni associati alla sindrome delle gambe senza riposo (SJSR), in particolare l’iperattivazione osservata al momento dell’addormentamento. Tuttavia, questi meccanismi rimangono per lo più ipotesi da confrontare con dati clinici più solidi.

Per il momento, il messaggio di questa revisione scientifica rimane quindi cauto. I cannabinoidi, e in particolare il CBD, presentano un potenziale terapeutico interessante nella sindrome delle gambe senza riposo, ma le prove disponibili sono ancora troppo scarse per giustificarne un uso sistematico. Il prossimo passo sarà quello di trasformare queste osservazioni preliminari in dati provenienti da studi clinici sufficientemente solidi per determinare se questa pista possa effettivamente trovare spazio nella gestione della sindrome delle gambe senza riposo.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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