Il consumo di cannabis terapeutica è aumentato notevolmente in Danimarca nel 2025. Tuttavia, il numero di segnalazioni di presunti effetti indesiderati è rimasto estremamente basso: solo tre nell’arco dell’intero anno, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia danese per i medicinali (Lægemiddelstyrelsen).
Pubblicato nel settembre 2026, questo rapporto annuale di farmacovigilanza riguarda i prodotti distribuiti nell’ambito del programma danese sulla cannabis terapeutica tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025.
In totale, 22 410 prescrizioni sono state rilasciate a 2 465 pazienti nel corso dell’anno, contro le 13 665 prescrizioni per 1 605 pazienti del 2024. Nel giro di un anno, il numero di prescrizioni è quindi aumentato del 64 %, mentre il numero di pazienti è cresciuto del 54 %.
Questo marcato aumento del consumo non è stato tuttavia accompagnato da un aumento delle segnalazioni di effetti indesiderati. L’agenzia ne ha ricevute solo tre nel 2025, esattamente lo stesso numero dell’anno precedente. Due riguardavano effetti presunti gravi e una effetti considerati non gravi.
Questi dati presentano quindi un quadro ambivalente. Da un lato, l’autorità sanitaria danese non ha individuato alcun nuovo segnale di sicurezza relativo ai prodotti disponibili. D’altro canto, ritiene che il numero molto esiguo di segnalazioni rifletta probabilmente una persistente sottostima degli effetti indesiderati.
Quattro presunti effetti indesiderati
Le tre segnalazioni ricevute nel 2025 riportano quattro presunti effetti indesiderati: affaticamento, perdita di coscienza, visione offuscata e versamento pericardico, ovvero un accumulo anomalo di liquido intorno al cuore.
Riguardano quattro prodotti commercializzati nell’ambito del programma: CBD Olie «Stenocare», THC/CBD Olie «Stenocare», CBD100 Olie «Stenocare» e THC 25 «SCANLEAF». Due segnalazioni sono state effettuate da medici ospedalieri e la terza da un medico di base.
Per ciascun caso, l’Agenzia danese per i medicinali ha valutato l’esistenza di un eventuale nesso causale con il prodotto in questione, tenendo conto in particolare delle condizioni di salute del paziente, delle sue terapie e degli effetti già noti dei medicinali autorizzati contenenti cannabis terapeutica.
Affaticamento, perdita di coscienza e visione offuscata figurano già tra gli effetti indesiderati noti di alcuni di questi medicinali.
Il caso dello versamento pericardico è più particolare. Questo effetto non figura tra quelli già associati ai farmaci a base di cannabis presi come riferimento dall’agenzia. Sebbene non si possa escludere del tutto un nesso con il prodotto consumato, le autorità ritengono che lo stato di salute del paziente costituisca una spiegazione più probabile: quest’ultimo soffriva di anoressia grave e aveva già avuto un episodio simile in precedenza.
Dopo aver analizzato le segnalazioni, l’agenzia indica di non aver individuato alcuna segnalazione che suggerisca l’insorgere di nuovi rischi o un’evoluzione dei rischi già noti.
I numeri di lotto erano inoltre disponibili per tutte le segnalazioni, senza che alcun elemento facesse sospettare un problema di produzione o di qualità relativo a un lotto specifico. Non è stata quindi ritenuta necessaria alcuna misura aggiuntiva di riduzione dei rischi.
Oltre 22.000 prescrizioni in un anno
Al di là della farmacovigilanza, il rapporto evidenzia soprattutto il boom della cannabis terapeutica in Danimarca. Nel 2025 erano disponibili tredici prodotti, con profili molto diversi, che andavano dai fiori ad alto contenuto di THC agli oli con una maggiore concentrazione di CBD.
Le tabelle sul consumo pubblicate dall’agenzia mostrano che alcuni prodotti rappresentano una quota significativa delle prescrizioni. Bedrocan «Scanleaf», con un dosaggio di 220 mg/g di THC e 10 mg/g di CBD, è stato quindi prescritto a 935 pazienti per un totale di 7.460 prescrizioni.
Bedrocan « Canngros», con 220 mg/g di THC e meno di 10 mg/g di CBD, ha interessato 780 pazienti e 5.430 prescrizioni. L’olio di CBD «Stenocare», dal canto suo, è stato somministrato a 445 pazienti tramite 1.995 prescrizioni.
I pazienti coinvolti nelle tre segnalazioni di effetti indesiderati avevano un’età compresa tra i 21 e gli 82 anni. In due casi, la cannabis era stata prescritta per il trattamento del dolore neuropatico; nel terzo, era utilizzata per stimolare l’appetito.
L’agenzia precisa tuttavia che, sulla base di questi dati, sarebbe impossibile confrontare il profilo di sicurezza dei diversi prodotti. Con sole tre segnalazioni, il campione è decisamente troppo esiguo per stabilire una correlazione tra il livello di consumo di un prodotto e il numero di effetti indesiderati ad esso attribuiti.
Un problema di sottostima
Soprattutto, tre segnalazioni non significano che solo tre pazienti abbiano riscontrato effetti indesiderati nel 2025.
Una segnalazione si basa sul sospetto di un nesso tra un prodotto e un evento medico, ma di per sé non dimostra che la cannabis ne sia responsabile: possono entrare in gioco anche la patologia del paziente, altre terapie o diversi fattori.
In Danimarca, i medici hanno l’obbligo di segnalare all’Agenzia per i medicinali i presunti effetti indesiderati osservati nei propri pazienti trattati con questi prodotti. I casi gravi devono essere segnalati entro quindici giorni dalla loro identificazione. Anche altri operatori sanitari, ma anche i pazienti e i loro familiari, possono effettuare una segnalazione.
È proprio per questo motivo che il numero esiguo di segnalazioni desta preoccupazione presso l’autorità sanitaria.
Mentre il numero di pazienti è aumentato di oltre la metà in un anno e i medici sono soggetti a un obbligo di segnalazione più rigoroso, l’agenzia ritiene che la farmacovigilanza continui a risentire di una sottodichiarazione.
Aveva già ricordato ai medici i loro obblighi in occasione della pubblicazione del suo bilancio 2024 e ritiene ora necessario proseguire questo sforzo di sensibilizzazione. L’argomento rimarrà quindi un punto di attenzione per l’autorità danese, pur constatando che dai dati a sua disposizione non è emerso alcun nuovo segnale di sicurezza.
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