Il Ruanda prosegue la creazione della propria filiera della cannabis terapeutica, cinque anni dopo aver aperto la strada alla coltivazione e all’esportazione di cannabis a fini terapeutici.
Una concessione ancora avvolta dall’incertezza
Il 24 luglio 2026, il governo ruandese ha approvato un accordo di concessione con InipasvalleyRw Ltd per il progetto denominato High-Value Therapeutic Crops. La decisione è stata presa durante una riunione del Consiglio dei ministri presieduta da Paul Kagame.
Il progetto attira l’attenzione del settore della cannabis, poiché il Ruanda utilizza già il concetto di colture terapeutiche ad alto valore aggiunto nell’ambito della propria strategia di investimento. Tuttavia, nessuna conferma ufficiale permette, in questa fase, di affermare che la concessione riguardi la produzione di cannabis terapeutica.
Il New Times, che ha interpellato il Rwanda Development Board (RDB) in merito, non ha ottenuto chiarimenti. Questa cautela è importante: anche altre piante destinate a usi farmaceutici potrebbero rientrare in questa categoria (artemisia, moringa…).
Un quadro normativo in fase di elaborazione dal 2021
Il Ruanda dispone tuttavia di una normativa precisa per lo sviluppo di una filiera della cannabis terapeutica destinata all’esportazione. Dal 2021, il Paese autorizza la coltivazione, la trasformazione e l’esportazione della cannabis a fini medici e terapeutici, pur mantenendo il divieto di uso ricreativo.
Il sistema si basa su diverse categorie di licenze che coprono, in particolare, la coltivazione, l’importazione, l’esportazione, la trasformazione, la registrazione dei prodotti e la ricerca. Le aziende devono inoltre rispettare importanti requisiti di sicurezza, tra cui un sistema di doppia recinzione e un piano di sicurezza approvato dalle autorità.
La prima azienda ad aver ottenuto una licenza quinquennale in questo ambito è stata King Kong Organics (KKOG Rwanda). L’azienda gestisce un sito di cinque ettari nel distretto di Musanze e ha annunciato investimenti per diversi milioni di dollari nelle proprie infrastrutture.
Lo sviluppo di questo settore continua tuttavia a incontrare difficoltà. Secondo The New Times, il progetto di KKOG avrebbe subito un rallentamento a causa di difficoltà di finanziamento e di disaccordi con la RDB.
Oltre ai progetti privati, Kigali sta destinando ingenti risorse alle infrastrutture necessarie a questa nuova industria. Nel 2024-2025, le spese relative alle infrastrutture del settore hanno superato il bilancio iniziale, mentre per l’esercizio successivo era previsto uno stanziamento di 8,2 miliardi di franchi ruandesi (5 milioni di euro).
Sono stati inoltre individuati circa 134 ettari per la coltivazione su licenza. Lo sviluppo rimane quindi relativamente limitato in termini di superficie, ma corrisponde a una strategia di controllo e di produzione ad alto valore aggiunto.
Grazie a un quadro normativo specifico, a un’amministrazione digitale e a una politica orientata all’esportazione, il Ruanda sta cercando di posizionarsi come base produttiva specializzata nell’Africa orientale, sulla scia dei propri omologhi del sud come il Lesotho.
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