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Il programma irlandese di cannabis terapeutica si ferma a 74 pazienti in 5 anni

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Il programma di cannabis medica fallisce in Irlanda
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Cinque anni dopo che l’Irlanda ha introdotto il suo Medical Cannabis Access Programme (MCAP), il governo ha deciso di condurre una revisione ufficiale del programma, che è stato ampiamente criticato per essere troppo restrittivo e lento.

Il Ministro della Salute Jennifer Carroll MacNeill ha confermato che il professor Shane Allwright, epidemiologo in pensione del Trinity College di Dublino, presiederà la Revisione dell’accesso alla cannabis per uso medico. La revisione esaminerà sia il quadro MCAP sia la parallela procedura di licenza ministeriale in Irlanda, valutando anche se i criteri di ammissibilità debbano essere ampliati.

L’annuncio fa seguito alle crescenti pressioni politiche e a una nuova revisione delle prestazioni del programma dal suo lancio nel 2021.

Solo 74 pazienti approvati in cinque anni

Nonostante sia stata annunciata come un’importante pietra miliare per il sistema sanitario irlandese, i dati ufficiali mostrano che il MCAP ha beneficiato solo di un numero notevolmente ridotto di persone. In una risposta parlamentare scritta del 18 marzo 2026, il ministro Carroll MacNeill ha confermato che solo 74 pazienti sono stati approvati nell’ambito del programma dal suo inizio.

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Solo 22 medici consulenti hanno presentato domanda per conto dei pazienti, il che indica la scarsa adesione da parte dei medici prescrittori e solleva ulteriori dubbi sulla reale accessibilità del programma.

L’MCAP irlandese è stato lanciato come pilota di cinque anni e rimane limitato a tre condizioni ammissibili: spasticità associata alla sclerosi multipla, nausea e vomito refrattari alla chemioterapia e epilessia grave resistente al trattamento. L’accesso è ulteriormente limitato dal requisito che le prescrizioni provengano da medici specialisti e siano rilasciate solo dopo aver esaurito tutti i trattamenti convenzionali.

Per molti sostenitori, queste restrizioni hanno impedito al MCAP di diventare un percorso nazionale operativo.

Un sistema plasmato dall’attivismo, ma limitato dal progetto

Il sistema è nato grazie a una campagna popolare guidata da Vera Twomey, la cui figlia Ava soffriva della sindrome di Dravet, una rara forma di epilessia resistente ai farmaci. La campagna pubblica è iniziata nel 2017 e ha spinto il governo a sviluppare un quadro normativo per la cannabis terapeutica.

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Il lavoro sul sistema è iniziato ufficialmente nel marzo dello stesso anno, con la stesura di linee guida cliniche da parte di un gruppo di esperti. La legislazione è stata poi firmata nel giugno 2019, istituendo il MCAP come progetto pilota.

Tuttavia, sono presto emerse preoccupazioni sulla sua struttura. L’attivista per le politiche sulle droghe Natalie O’Regan ha sostenuto che il programma manca di monitoraggio e di raccolta di dati concreti. Anche il deputato di People Before Profit Gino Kenny, uno dei principali sostenitori politici del MCAP, ha descritto il programma come “troppo restrittivo”.

Anche le licenze ministeriali sotto tiro

Oltre al MCAP, l’Irlanda continua a offrire un percorso separato per i pazienti: il sistema delle licenze ministeriali. Questo sistema è precedente al MCAP e consente ai pazienti di accedere a trattamenti a base di cannabis per condizioni che non soddisfano i criteri ufficiali del programma, ma solo con l’accordo diretto del ministro.

Questo sistema è stato descritto più volte nelle risposte parlamentari come burocratico e lento. I prodotti sono forniti da una farmacia nei Paesi Bassi, con le importazioni gestite su base mensile dall’irlandese Health Service Executive (HSE).

Carroll MacNeill ha confermato nel gennaio 2026 che anche il regime di licenze ministeriali sarà rivisto nell’ambito del processo 2026.

La revisione delle evidenze scientifiche evidenzia il potenziale per il dolore neuropatico

La revisione dovrebbe essere informata da un’importante valutazione delle evidenze scientifiche pubblicata nel gennaio 2024 dall’Health Research Board (HRB). Questo rapporto ha esaminato 47 revisioni sistematiche che coprono più di 30 anni di ricerca.

L’HRB ha trovato prove a sostegno della prescrizione di cannabis per la nausea e il vomito legati alla chemioterapia e per la spasticità legata alla sclerosi multipla, entrambe condizioni già coperte dal MCAP. Ha inoltre evidenziato dati promettenti per il dolore neuropatico, suggerendo che questo potrebbe diventare un punto focale per le discussioni sull’ampliamento dei criteri di eleggibilità.

Tuttavia, per molte altre condizioni frequentemente citate dai pazienti, come l’ansia, il dolore da cancro, la fibromialgia e le malattie reumatiche, l’HRB ha concluso che i dati erano inconcludenti e frammentari.

Il protocollo Ava e le lacune nell’accesso agli ospedali

Una delle questioni politicamente più delicate che potrebbero essere affrontate è la mancanza di una politica nazionale che autorizzi il personale ospedaliero a somministrare i farmaci della scheda 1 della cannabis.

Questo problema è venuto alla ribalta nel caso di Ava Barry, morta nel maggio 2023. Un’indagine ha poi rivelato che non esisteva una politica ufficiale sulla somministrazione di farmaci a base di cannabis con licenza speciale negli ospedali, costringendo la madre a rimanere in reparto come unica persona legalmente autorizzata a fornirle il trattamento.

La raccomandazione che ne seguì è ora nota come Protocollo Ava, e Carroll MacNeill ha confermato che questo sarà un punto chiave considerato nella revisione.

L’Irlanda continua a rimanere indietro nell’espansione della cannabis terapeutica in Europa

Mentre molti Paesi europei hanno ampliato i loro quadri normativi per la cannabis terapeutica e attirato investimenti commerciali, l’Irlanda è rimasta indietro, con uno dei sistemi di accesso più restrittivi e lenti del continente.

La revisione dovrebbe iniziare nel secondo trimestre del 2026 e pubblicare i suoi risultati entro 12 mesi. Per i pazienti e i sostenitori, la domanda chiave è se questo processo a lungo atteso porterà finalmente a riforme concrete o semplicemente a prolungare un sistema che ha già negato alla maggior parte dei pazienti l’accesso alle cure.

Aurélien ha creato Newsweed nel 2015. Particolarmente interessato ai regolamenti internazionali e ai diversi mercati della cannabis, ha anche una vasta conoscenza della pianta e dei suoi usi.

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